lunedì 28 marzo 2011

"The Ward - Il reparto" di John Carpenter



Buttando giù qualche riga su questo film che ho visto a fine novembre a Torino e proponendovi il trailer italiano, poco meno di un mese fa vi avevo promesso che avrei scritto qualcos'altro sull'ultima opera di Carpenter in occasione della sua uscita nei cinema italiani. Dopo la seconda visione, il mio giudizio sul film non è cambiato: The Ward - Il reparto è un ottimo b-movie che segue con perseveranza (e classe) i più tradizionali codici del genere horror. 

La storia, come da copione,  è essenziale e certo non delle più originali. Nel 1966 una ragazza (Amber Heard), dopo essere stata trovata dalla polizia nei pressi di una casa cui ha dato fuoco, viene portata in un reparto isolato e per sole donne di un ospedale psichiatrico. All’interno della sinistra struttura, una presenza misteriosa comincia ad uccidere una dopo l’altra tutte le ragazze ospiti del reparto. Fino al bel colpo di scena finale, che fa letteralmente sobbalzare dalla poltrona.

mercoledì 23 marzo 2011

"Silvio Forever" di Roberto Faenza e Filippo Macelloni


Del progetto scritto dagli editorialisti del Corriere della Sera e autori de La Casta Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella e diretto a quattro mani da Roberto Faenza e Filippo Macelloni, non si è saputo nulla fino a poche settimane fa. Poco dopo è scoppiata la polemica legata alla censura della Rai, che ne ha bloccato la messa in onda del trailer. Pensato e sviluppato dagli autori nel silenzio più totale, uscirà nelle sale venerdì prossimo l’interessante Silvio Forever, documentario che in ottanta minuti ripercorre con ironia, ma al contempo attraverso un affascinante sguardo piuttosto distaccato e “oggettivo”, la storia imprenditoriale e politica di Silvio Berlusconi, partendo addirittura dall’infanzia e arrivando sino agli eventi di più stretta attualità.

lunedì 21 marzo 2011

"Tulpan" di Sergei Dvortsevoy


Vincitore del premio Un Certain Regard al festival di Cannes del 2008 e arrivato in Italia a quasi un anno di distanza dal prestigioso riconoscimento, l'esordio cinematografico di Sergei Dvortsevoy  piacque molto, un po' a sorpresa, anche a quei critici americani che lo videro in quanto inserito dal Kazakistan nella lista per il miglior film straniero agli Oscar del 2009.

Il giovane Asa, concluso il proprio addestramento militare nella marina, torna nel deserto della steppa kazaka dove lo accolgono la sorella con il ruvido marito pastore e i figli. La famiglia conduce una vita nomade e semplice, ma il sogno di Asa è quello di avere un gregge di pecore tutto suo e di costruirsi, guardando al modello americano, un ranch confortevole in cui potersi godere un po' di più la vita. A tutto questo, però, può cominciare a pensare concretamente solo nel caso in cui riesca a trovare moglie: nessuno infatti è disposto a fornire un gregge ad un uomo solo, privo di una donna che si occupi di lui. Le figure femminili però nella zona in cui Asa vive scarseggiano e l'unica ragazza libera non dimostra di apprezzarlo granché, avendo da ridire sulle sue orecchie particolarmente appariscenti.

venerdì 18 marzo 2011

"La doppia ora" di Giuseppe Capotondi


Nel 2009 Giuseppe Capotondi debutta dietro la macchina da presa con un film che difficilmente si associerebbe a un esordiente e che sembra letteralmente un corpo estraneo rispetto alle consuete produzioni nazionali di questi ultimi anni.
Sonia (Ksenia Rappoport) e Guido (Filippo Timi), una cameriera e un ex poliziotto che ora fa il guardiano in una grossa villa, si conoscono in una malinconica serata ad uno speed date (gli appuntamenti organizzati in cui si fa conoscenza con altre persone girando di tavolo in tavolo). Tra loro c’è da subito attrazione e così decidono di continuare a vedersi e uscire insieme. Ci guardiamo bene dallo scrivere altro, dal momento che da qui in avanti La doppia ora sarà un colpo di scena continuo: l’opera prima di Capotondi, infatti, è costruita in maniera impeccabile e cambia ritmo in continuazione, sfuggendo a chi guarda con mirabile sistematicità.

martedì 15 marzo 2011

"Il giardino di limoni" di Eran Riklis


Confine tra Cisgiordania e Israele ai giorni nostri. Salma Zidane è una donna palestinese che da anni vive grazie al suo bellissimo e prolifico giardino di limoni. Un giorno apprende di avere un nuovo inaspettato vicino di casa: al di là del confine, a pochi metri dalla dimora in cui abita la sua famiglia da decenni, si stabilisce il neo-Ministro della Difesa israeliano Navon con l'affascinante moglie Mira, al cui seguito si mobilita un gran numero di soldati dell'esercito e di guardie del corpo. Ben presto il giardino dei limoni verrà visto dall'entourage del ministro come una potenziale minaccia, e si converrà di optare per l'abbattimento in cambio di una misera ricompensa a carico dello stato israeliano. Oltre ad essere la sua unica fonte di sostentamento, però, il giardino rappresenta per Salma un incalcolabile patrimonio affettivo: rimasta sola in seguito alla morte del marito e alla crescita dei tre figli, il giardino è infatti tutta la sua vita. Aiutata da un giovane ambizioso avvocato, decide così di ricorrere in tribunale nella speranza di evitarne l’abbattimento. Da qui parte Il giardino di limoni (Etz Limon) di Eran Riklis, presentato in molti festival europei nel 2008, tra cui quello di Torino, e vincitore del premio del pubblico al festival di Berlino.

venerdì 11 marzo 2011

"Rachel sta per sposarsi" di Jonathan Demme


Ci sono opere che si distinguono per il loro approccio sincero, diretto, poeticamente sobrio alla vita ed alle sue molteplici vicissitudini. Generalmente questo tipo di film si rivelano essere particolarmente interessanti, in quanto riescono a restituire l’esistenza quotidiana degli esseri umani e i rapporti più vari che li lega gli uni con gli altri attraverso semplici dettagli, espressioni e circostanze solo apparentemente insignificanti. Quando si pensa al cinema in questi termini, viene subito in mente la poetica di John Cassavetes, il grande maestro del versante fiction del New American Cinema, la cui concezione della settima arte si fondava su una rigorosa ricerca indirizzata ad una rappresentazione che fosse quanto più possibile legata al reale (tenuto conto dei limiti  imposti per sua stessa natura dal mezzo cinematografico) e che conseguentemente cercasse di fuggire da ogni tipo di stereotipizzazione e di banale edulcorazione. Ed è in questa direzione, ci sembra, che si diriga con successo l’ultimo lavoro di Jonathan Demme, il toccante Rachel sta per sposarsi. Non a caso il cinquantasettenne cineasta newyorchese, a proposito di questo film, ha affermato di non aver pianificato neanche un'inquadratura in anticipo, facendosi trasportare sul set dalle emozioni del momento e conferendo così alla pellicola naturalezza e freschezza.

mercoledì 9 marzo 2011

I dinosauri di Terrence Malick

Su Cinemagnolie non siamo soliti occuparci delle notizie che si susseguono freneticamente riguardo al mondo del cinema. Per Terrence Malick ci sentiamo però di fare un sintetica eccezione. 
Di quanto ci avesse esaltato il trailer e di come tutto il progetto fosse tuttora avvolto da un fitto alone di mistero ve ne abbiamo già parlato poco più di un mese fa (per leggere l'articolo clicca qui). Ora però, a quanto sembra, ci sarebbe una conferma attendibile sulla presenza dei dinosauri nell'attesissimo L'albero della vita (The Tree of Life il titolo originale).

martedì 8 marzo 2011

"Pa-ra-da" di Marco Pontecorvo


La storia è quella (vera) del clown francese Miloud Oukili, che nel 1992 lascia Parigi per recarsi a Bucarest e cercare di offrire un’occasione di riscatto ad alcuni delle migliaia di bambini, scappati dagli orfanotrofi o dalla loro tragica quotidianità familiare, che vivono in pessime condizioni per le strade della capitale della Romania del dopo Ceausescu. Dopo aver affrontato una serie innumerevole di ostacoli ed essere stato per un attimo sul punto di mollare tutto, il clown di origini franco-algerine (ben interpretato da Jalil Lespert) riesce, con l’aiuto di un’assistente sociale italiana (Evita Ciri), a coinvolgere alcuni dei cosiddetti boskettari nell’ambizioso progetto consistente nel creare con loro una compagnia circense itinerante (tutt’ora esistente ed attiva).

domenica 6 marzo 2011

Qualche considerazione su "The Ward" di John Carpenter: il trailer italiano


Presentato lo scorso ottobre a Torino, nel contesto di un festival che si è rivelato contro ogni pronostico davvero di ottimo livello e con almeno una quindicina di titoli di grande qualità, nel prossimo mese di aprile arriverà nei cinema italiani l'ultima opera del maestro dell'horror John Carpenter. 
Storia di un gruppo di ragazze con disturbi mentali ricoverate in un sinistro ospedale psichiatrico, The Ward - Il reparto è un buon film che inchioda lo spettatore alla poltrona per un'ora e mezza, sfruttando con indubbia abilità i più semplici ma al contempo efficaci trucchi della messa in scena del genere di riferimento per creare un'atmosfera di tensione costante. Fino al colpo di scena finale. 

venerdì 4 marzo 2011

"Il gioiellino" di Andrea Molaioli


Dopo il convincente esordio de La ragazza del lago, giallo esistenziale accolto molto bene nel 2007 alla Settimana della Critica del festival di Venezia e vincitore l’anno seguente di ben dieci David di Donatello, la curiosità e le aspettative legate al ritorno dietro la macchina da presa di Andrea Molaioli non erano poche. Sulla carta il tema trattato poteva certo presentarsi come un terreno scivoloso, nel quale sarebbe stato sin troppo semplice cadere nel retorico o nella stereotipizzazione. L’opera seconda di Molaioli infatti, pur curandosi bene di modificare tutti i nomi dei personaggi e delle aziende coinvolte, fa chiaramente riferimento al tragico scandalo di bancarotta fraudolenta e aggiotaggio che ha visto protagonisti in primo luogo l’amministratore delegato Callisto Tanzi e la sua azienda Parmalat negli anni novanta e nei primi anni duemila.
Coadiuvato da una sceneggiatura firmata dallo stesso Molaioli insieme a Ludovica Rampoldi e Gabriele Romagnoli, Il gioiellino ripercorre con chiarezza e un invidiabile ritmo drammaturgico-narrativo genesi e sviluppo della frode finanziaria, mostrando gli avvenimenti con un’affascinante e realistica freddezza (elemento, questo, già centrale ne La ragazza del lago) ed evitando abilmente l’incalzante pericolo di scivolare nella banalizzazione o nello scontato.

martedì 1 marzo 2011

"The Fighter" di David O. Russell


Ha avuto una lunga gestazione The Fighter. Nel 2007 Mark Whalberg, appassionato di boxe e sponsor del progetto sin dall’inizio, durante la lavorazione di The Departed propose a Martin Scorsese di dirigerlo. Il grande regista italoamericano, però, declinò l’invito dicendosi disinteressato a firmare un altro film sul mondo della boxe dopo Toro Scatenato. La produzione ingaggiò allora Darren Aronofsky, in questi giorni nella sale con lo straordinario Il cigno nero, il quale però si tirò indietro poco prima delle riprese per dedicarsi a un remake di Robocop che non ha più visto la luce. Il talentuoso cineasta newyorchese decise poi di dedicarsi a The Wrestler (Leone d’Oro a Venezia 2008), rimanendo legato al progetto esclusivamente in qualità di produttore esecutivo. E The Fighter venne così affidato definitivamente a David O. Russell, ben visto sia da Aronofsky che da Whalberg e Bale.

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