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giovedì 5 settembre 2013

Venezia 70: convince il "Sacro GRA" di Gianfranco Rosi; qualche riga su "The Unknown Known" di Errol Morris, "Ana Arabia" di Amos Gitai, "L'intrepido" di Gianni Amelio e "La jalousie" di Philippe Garrel

 
Giunti quasi alla conclusione della 70a edizione del Festival di Venezia – l’unico film a dover essere ancora proiettato in corsa per il Leone d'oro è Es-stouh (Les Terrasses) di Merzak Allouache – si può ormai affermare, senza timore di essere smentiti, che la qualità dei lavori presentati quest’anno in concorso è stata complessivamente insoddisfacente.
Chi si aspettava un cambio di marcia con l'arrivo della seconda metà della programmazione, difficilmente sarà rimasto soddisfatto. Dopo il deludente The Zero Theorem di Terry Gilliam, mostrato alla stampa lunedì mattina (vedi precedente articolo), infatti, i successivi film in concorso si sono rivelati al di sotto delle aspettative e, in ogni caso, non all’altezza di un festival che ancora rimane tra i più prestigiosi al mondo, nonostante le evidenti difficoltà degli ultimi anni.