martedì 8 marzo 2011

"Pa-ra-da" di Marco Pontecorvo


La storia è quella (vera) del clown francese Miloud Oukili, che nel 1992 lascia Parigi per recarsi a Bucarest e cercare di offrire un’occasione di riscatto ad alcuni delle migliaia di bambini, scappati dagli orfanotrofi o dalla loro tragica quotidianità familiare, che vivono in pessime condizioni per le strade della capitale della Romania del dopo Ceausescu. Dopo aver affrontato una serie innumerevole di ostacoli ed essere stato per un attimo sul punto di mollare tutto, il clown di origini franco-algerine (ben interpretato da Jalil Lespert) riesce, con l’aiuto di un’assistente sociale italiana (Evita Ciri), a coinvolgere alcuni dei cosiddetti boskettari nell’ambizioso progetto consistente nel creare con loro una compagnia circense itinerante (tutt’ora esistente ed attiva).

Pa-ra-da è un appassionato e coinvolgente inno all’integrazione culturale, per ovvi motivi quanto mai attuale e necessario. Privilegiando uno stile di ripresa diretto ed essenziale, tutto fuorché appariscente, l’esordiente Marco Pontecorvo (figlio del maestro Gillo che finora, se si esclude la regia del cortometraggio Ore 2 Calma piatta con John Turturro, aveva lavorato esclusivamente come direttore della fotografia) riesce nel difficile compito di raccontare l’avventura di Miloud senza cadere mai in banalizzazioni o stereotipizzazioni, mettendo in scena gli eventi senza prendere esplicitamente posizione (pur approfondendo chiaramente il punto di vista del protagonista) ed evitando così facili moralismi o giudizi superflui. L’esistenza quotidiana di questi ragazzini sbandati e completamente abbandonati a se stessi viene rappresentata con encomiabile umanità e sorprendente sincerità (le prove degli attori che interpretano i giovani senzatetto sono davvero notevoli): lo spettatore si ritrova davanti ad una cruda e tragica realtà, a molti purtroppo sconosciuta, in cui bambini totalmente privati della loro innocenza vivono sottoterra, si drogano con la colla e per sopravvivere elemosinano, rubano, si prostituiscono.


Oltre che mostrare con il maggior grado possibile di realismo le infernali condizioni di vita di molti piccoli rumeni, l’obiettivo di Pontecorvo è quello di mettere in evidenza come, nonostante tutto, ci siano ancora margini di intervento per modificare – pur tra mille difficoltà e a piccolissimi passi – gravi ingiustizie sociali per le quali apparentemente sembrerebbe non esserci una via d’uscita. L’importante è avere una genuina forza di volontà e un grande spirito di sacrificio. Nel 2008 ha aperto la sezione Orizzonti della 65° edizione del festival di Venezia.

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