venerdì 11 marzo 2011

"Rachel sta per sposarsi" di Jonathan Demme


Ci sono opere che si distinguono per il loro approccio sincero, diretto, poeticamente sobrio alla vita ed alle sue molteplici vicissitudini. Generalmente questo tipo di film si rivelano essere particolarmente interessanti, in quanto riescono a restituire l’esistenza quotidiana degli esseri umani e i rapporti più vari che li lega gli uni con gli altri attraverso semplici dettagli, espressioni e circostanze solo apparentemente insignificanti. Quando si pensa al cinema in questi termini, viene subito in mente la poetica di John Cassavetes, il grande maestro del versante fiction del New American Cinema, la cui concezione della settima arte si fondava su una rigorosa ricerca indirizzata ad una rappresentazione che fosse quanto più possibile legata al reale (tenuto conto dei limiti  imposti per sua stessa natura dal mezzo cinematografico) e che conseguentemente cercasse di fuggire da ogni tipo di stereotipizzazione e di banale edulcorazione. Ed è in questa direzione, ci sembra, che si diriga con successo l’ultimo lavoro di Jonathan Demme, il toccante Rachel sta per sposarsi. Non a caso il cinquantasettenne cineasta newyorchese, a proposito di questo film, ha affermato di non aver pianificato neanche un'inquadratura in anticipo, facendosi trasportare sul set dalle emozioni del momento e conferendo così alla pellicola naturalezza e freschezza.

La storia di questa prima incursione nel dramma familiare del regista premio Oscar per Il Silenzio degli Innocenti è semplice: Kim (una convincente Anne Hathaway) è una giovane donna, ex modella, che torna a casa dopo diversi anni durante i quali è continuamente entrata ed uscita da centri di riabilitazione a causa della sua dipendenza dalla droga. Il suo ritorno, coincidente con il matrimonio della sorella Rachel (Rosemarie Dewitt), farà emergere tutti i problemi, i contrasti, le profonde tensioni mai risolte all’interno dei membri della famiglia.


Il regista newyorchese torna al cinema di finzione dopo quattro anni (era il 2004, l’anno di The Manchurian Candidate) portando in dote quello stile documentaristico che ha segnato indelebilmente gli ultimissimi anni della sua attività registica, concentratasi principalmente proprio sulla produzione di documentari: The Agronomist (2003); Neil Young: Heart of Gold (2006), il documentario musicale sul celebre musicista canadese (2004); Jimmy Carter Man From Plains, dedicato alla figura dell’ex presidente americano e premio Nobel per la pace (2007); il drammatico New Home Movies from the Lower 9th Ward, che focalizza la propria attenzione sulle conseguenze dell’uragano Katrina nei sobborghi di New Orleans (2007). Facendo costantemente ricorso alla macchina da presa a mano, che si muove incessantemente andando a cercare il corpo e il volto degli attori (in questo lo stile del film ricorda, oltre che Cassavetes, i grandi registi della Nouvelle Vague a cui egli stesso si ispirava) e avvalendosi di suggestive panoramiche a schiaffo, Demme mostra con spontaneità ed energia trascinanti i tutto sommato comuni avvenimenti che si svolgono davanti ai nostri occhi. Tali caratteristiche stilistiche si sposano perfettamente con la natura della sceneggiatura (scritta da Jenny Lumet, figlia del più noto regista Sidney), che si alimenta di dialoghi quanto mai credibili e vicini alla quotidianità, delineando i rapporti tra i personaggi con un tatto, un’autenticità ed un’essenzialità davvero insoliti.


Rachel sta per sposarsi è, in definitiva, un esempio emblematico di come con il cinema si possa emozionare, arrivando dritti al cuore, evitando pomposità, forzature e velleità. Una curiosità conclusiva: il ruolo di Sidney, promesso sposo di Rachel, era stato offerto da Demme all’amico regista Paul Thomas Anderson, il quale però rifiutò a malincuore la proposta poiché stava finendo di lavorare su Il petroliere.

5 commenti:

  1. Io l'ho trovato un buon film, diverso dai solito drammi o commedia familiari. Peccato che in Italia abbia avuto pochissima visibilità.

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  2. Sì, davvero un peccato che abbia avuto così poca visibilità. Uscì in pochi cinema ottenendo poco più di 200.000 euro al botteghino. Adesso Demme sta lavorando ad un film ambientato nella New Orleans post-uragano Katrina tratto dall'omonimo libro di Dave Eggars, il co-sceneggiatore insieme a Spike Jonze di Nel paese delle creature selvagge.

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  3. Lo presi, appena uscito in dvd. A parte la bellezza del film anche il lavoro fatto sulle sorelle protagoniste, attraversate per tutto il film dalla presenza/assenza del fratello, soprattutto in lingua originale è coinvolgente.

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  4. concordo con te, sul piano drammaturgico il rapporto tra le due sorelle è centrale (il titolo del film poi fa riferimento al nome dalla sorella della protagonista, scelta credo indirettamente piuttosto indicativa del ruolo ricoperto nella pellicola da questo rapporto tra sorelle) e mi sembra sviluppato - e messo in scena - davvero bene.

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  5. buon film davvero, ottime interpretazioni soprattutto quella della Hathaway. Lo vidi circa un anno fa, ma lo ricordo molto bene ancora, il che è positivo.

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