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domenica 11 marzo 2012

Darren Aronofsky e il variegato mondo degli spot pubblicitari


Da qualche giorno gira sul web l'ultimo spot diretto da Darren Aronofsky che pubblicizza la linea d'abbigliamento di cui è proprietaria Jennifer Lopez. Come potete vedere qui sopra, il video non ha nulla di particolarmente interessante e la scelta da parte di un talento molto rispettato a livello internazionale come il quarantatreenne regista di Requiem for a dream, The Wrestler e Il cigno nero, di realizzare una pubblicità di questo tipo è quanto meno poco condivisibile. Dopo l'inaspettato, notevole successo de Il cigno nero, infatti, un'operazione del genere è davvero difficilmente giustificabile sostenendo che il nostro abbia bisogno di ricorrere a finanziamenti extra per realizzare futuri nobili progetti in cui crede.

giovedì 29 dicembre 2011

Classifica dei migliori 20 film del 2011


Come al solito, gli ultimi giorni di dicembre sono per i blogger il tempo del bilancio dell'anno cinematografico che si avvia alla conclusione. E in questo contesto non possono mancare le tanto amate classifiche di fine anno. È la prima volta che mi esercito in questo tipo di operazione per Cinemagnolie (lo scorso anno, non ricordo neanche più perché, decisi di non farlo) e devo ammettere fin da subito che la classifica che segue tiene conto in molti casi della capacità da parte delle opere in questione di emozionare attraverso il linguaggio delle immagini. Ho preso in considerazione tutti i film da me visti che siano usciti nel 2011 nelle sale o direttamente in dvd (come nel caso clamoroso di Beginners).

martedì 3 maggio 2011

Darren Aronofsky presiederà la giuria del prossimo festival di Venezia


È notizia di qualche giorno fa che Darren Aronofsky sarà il presidente della giuria della 68a edizione del festival di Venezia, che si svolgerà dal 31 agosto al 10 settembre. Per le indiscrezioni sui possibili film che entreranno a far parte del concorso è ancora presto, ma l'annuncio della Biennale è già una grande notizia. Il quarantaduenne cineasta di Brooklyn dopo Pigreco (1998), Requiem for a Dream (2000), The Fountain (2006, il suo film meno convincente, ma comunque ambizioso, emozionante ed esteticamente suggestivo) e The Wrestler (2008, Leonde d'Oro al festival di Venezia del 2008), con il potentissimo e disturbante Il Cigno Nero è riuscito persino a conquistare, per la prima volta nella sua carriera, il botteghino. Il film che tre mesi fa ha fruttato l'Oscar a Natalie Portman, infatti, cupo e ansiogeno, ha inaspettatamente guadagnato 294 milioni di dollari in tutto il mondo, a fronte dei 13 milioni dei costi di produzione. Questo strepitoso successo ha permesso ad Aronofsky di non onorare l'accordo precedentemente stipulato con la Fox (produttrice e distributrice de Il Cingo nero), che lo aveva ingaggiato per dirigere il sequel di Wolverine con Hugh Jackman.

martedì 5 aprile 2011

"Il discorso del re" di Tom Hooper


Con molto ritardo, posto la mia sintetica recensione de Il discorso del re, pronta da poco dopo l’uscita del film nelle sale e rimasta poi nei recessi di una cartella del mio computer per quasi tre mesi.

L’opera di Tom Hooper racconta con invidiabile rigore formale la storia di re Giorgio VI, riuscendo a rendere interessante la vicenda del secondogenito balbuziente di Giorgio V, trovatosi all’improvviso a dover sostituire il fratello maggiore sul trono dell’Impero Britannico. Per le due ore scarse di narrazione non succede quasi nulla, oltre ai perseveranti e sofferti tentativi del re atti a superare l’ingombrante problema della balbuzie. Fino al picco emotivo che coincide con il discorso del re (da qui, per l'appunto, il titolo del film) al popolo del 3 settembre 1939, giorno dell’entrata in guerra della Gran Bretagna contro la Germania di Hitler.

venerdì 18 febbraio 2011

Un fine settimana per chi ama il grande cinema: le uscite del 18 febbraio


Questo fine settimana ci sarà davvero l'imbarazzo della scelta nei cinema italiani. Oggi infatti usciranno contemporaneamente tre tra i film più interessanti che ho visto negli ultimi mesi. Prima di tutto il coinvolgente e cupo Il cigno nero, di cui ho scritto qui all'epoca della proiezione al festival di Venezia in un articolo che proponeva anche una sintetica riflessione su Somewhere di Sofia Coppola e alcuni dei principali giovani autori del cinema americano contemporaneo.
Oltre alla pellicola di Darren Aronofsky, usciranno altri due film da non perdere: lo struggente e formalmente impeccabile Un gelido inverno di Debra Granik con una straordinaria Jennifer Lawrence (la recensione la trovate cliccando qui o qualche post più sotto di questo) e il pluricandidato agli Oscar Il Grinta dei fratelli Coen. Un buon film quest'ultimo, che si inserisce pienamente nell'universo cinematografico dei Coen (sul piano tematico le similitudini con Fargo ad esempio, pur essendo Il Grinta ambientato nel Far West, non sono poche) e che fa leva su una grande interpretazione di Jeff Bridges, una fotografia eccellente di Roger Deakins e su alcune sequenze bellissime (su tutte, senza volervi anticipare nulla, quella notturna della corsa a cavallo con protagonisti Bridges e la quattordicenne Hailee Steinfeld, meritatamente candidata all'Oscar). 

 

Purtroppo non avrò tempo, almeno oggi, di proporvi la mia recensione de Il Grinta, intanto però vi consiglio di andarlo a vedere, ma al contempo di non perdere Il cigno nero e Un gelido inverno. Restate alla larga, invece, dal melenso e sconclusionato Il padre e lo straniero.

domenica 5 settembre 2010

Venezia 67: "Il cigno nero" di Darren Aronofsky e "Somewhere" di Sofia Coppola


Era da anni che il film d’apertura del festival di Venezia non risultava così convincente. Dopo tre giorni di proiezioni, il Cigno nero di Darren Aronofsky è ancora, di gran lunga, l’opera più significativa vista in concorso. La bella Nina (Natalie Portman) è una ballerina del New York City Ballet ormai giunta all’età limite per poter sfondare. Le giornate della danzatrice, assai talentuosa ma imprigionata nel rigore della tecnica, passano monotone e senza sussulti. La solitudine regna sovrana nella sua vita. Al di fuori dell’ambiguo rapporto con la madre, ex ballerina che racconta di aver rinunciato ad un futuro da star una volta rimasta incinta (ma sarà poi vero?), Nina non ha nessuno. Con le colleghe non lega e l'assidua ricerca del successo la porta a convivere con uno stress quotidiano che ben presto degenera in ossessione. Il regista newyorchese Leone d’Oro nel 2008 per The Wrestler narra con forza e un’evidente padronanza del mezzo l’universo emotivo-psicologico della protagonista, trascinando di peso lo spettatore negli oscuri meandri della sua mente.

Facendo ricorso ad una fotografia in digitale costantemente tendente al nero, Aronofsky tratteggia con maestria un thriller psicologico allucinato e disturbante, in grado di coinvolgere chi guarda in modo davvero sorprendente. Il tutto riallacciandosi ad uno dei grandi topoi della sua sin qui ristretta filmografia: l’analisi dell’ossessione umana (se Natalie vuole assolutamente diventare la prima ballerina dello spettacolo "Il lago dei cigni", il Maximilian di Pigreco tenta in tutti i modi di trovare la formula matematica che gli permetta di anticipare gli andamenti della borsa di Wall Street, così come il Tom di The Fountain cerca disperatamente di trovare una cura per la moglie malata di cancro), spesso connessa a doppio filo al beffardo rovesciamento di quel Sogno Americano che per Aronofsky sovente si configura come un insuperabile ostacolo culturale per la corretta formazione dell’individuo.
Il finale de Il cigno nero è potente e forse rappresenta l’ideale sigillo ad un personalissimo percorso cinematografico suggestivo e di grande impatto, fondato sulla sistematica decostruzione dell’American Dream e, di riflesso, delle possibilità strutturanti dell’happy-end. Ora però al cineasta di Brooklyn, dopo aver scandagliato questi temi nei modi più svariati, chiediamo un ulteriore passo in avanti: perché non cambiare definitivamente rotta e dirigersi verso altri lidi? Dal suo sesto film, sul piano tematico, ci aspettiamo una svolta.

Più di Aronofsky, il quale comunque ad ogni sua opera aggiunge alcuni elementi di novità (si pensi alla suggestiva storia d'amore trans-secolare di The Fountain o al rapporto padre-figlia tratteggiato in The Wrestler), avrebbe bisogno di sperimentare nuove direzioni artistiche Sofia Coppola. Il suo Somewhere, presentato in Laguna due giorni dopo Black Swan, è un ottimo film minimalista, una piccola affascinante storia della malinconica vita della giovane star cinematografica Johnny Marco (uno Stephen Dorff in pieno stile Bill Murray), ormai assuefatta ai privilegi della fama e fondamentalmente oppressa da una scarsa autostima. Alcuni inaspettati giorni trascorsi con la figlia undicenne (interpretata ottimamente da Elle Fanning), con la quale non ha quasi alcun tipo di rapporto, forse rappresenteranno la svolta che cercava.
Solitudine, malinconia, attitudine introspettiva: gli ingredienti del cinema della Coppola, per quanto sapientemente intrecciati e accompagnati da una impeccabile scrittura alla costante ricerca dell’essenzialità e da un regia discreta sempre funzionale ai risvolti narrativi, sono sempre gli stessi dei suoi tre film precedenti (Il giardino delle vergini suicide, Lost in translation e Maria Antonietta). Certo, è vero che abbiamo a che fare con una cineasta neanche quarantenne e con alle spalle sole quattro opere, ma da un talento come lei è lecito aspettarsi un cambio di registro.

Esattamente ciò che servirebbe ad un altro grande talento nordamericano sorto negli anni novanta del Novecento: Wes Anderson. L’ultimo Fantastic Mr. Fox sul piano dei contenuti è forse sin troppo aderente ai suoi precedenti lavori, discostandosene sul piano stilistico nella misura in cui si tratta di un cartone animato realizzato in gran parte in stop-motion. Per questi autori la sfida, dunque, è la medesima: confrontarsi, sin dalla prossima opera, con qualcosa di radicalmente diverso. Tanto per essere espliciti, ciò che è riuscito a fare mirabilmente il loro coetaneo Paul Thomas Anderson dopo Magnolia, con Ubriaco d’amore e Il petroliere. Aspettiamo fiduciosi, le potenzialità ci sono tutte.