lunedì 21 febbraio 2011

"Donnie Darko" di Richard Kelly


Uscito nelle sale statunitensi appena un mese dopo l'11 settembre del 2001, ai distributori della Newmarket, così come agli esercenti, non deve essere sembrata una grande idea puntare su un film che ha a che fare con viaggi nel tempo e che mette in scena  il crollo di alcune componenti di un aeroplano di linea sulla casa del protagonista. Lo shock nella popolazione era stato troppo grande, si pensò: fatto sta che Donnie Darko uscì in 58 sale (nulla di strano per un film indipendente dal “misero” budget di 6 milioni di dollari), per poi vedersi però progressivamente ridurre il numero di schermi fino a scomparire. Proprio nel periodo, ad esempio, in cui la più grande catena radiofonica degli Stati Uniti, Clear Channel, stilò una vera e propria black list in cui erano contenute 150 canzoni, perlopiù con testi che facevano riferimento al fuoco, alla morte e ad aerei.
Al di là del modo eccessivo e ai limiti del paranoico con cui molti produttori e distributori dello show-business nordamericano reagirono all'attentato terroristico delle Twin Towers, c'è da dire che il film, grazie a un impressionante passaparola telematico tra fan che lo hanno riscoperto in dvd, è divenuto in seguito un vero e proprio cult-movie. E ha così avuto una vera e propria seconda vita, ottenendo in patria un buon successo in dvd e venendo distribuito a distanza di qualche anno nei cinema di molti paesi del mondo (in Italia è arrivato a fine 2004, dopo l'uscita a Venezia della versione director's cut).


Molti internauti si sono avventurati in molteplici teorie per cercare di risolverne l'intrigo spazio-temporale (portato avanti in realtà con approssimazione e con più di qualche buco di sceneggiatura), ma in realtà il lato più interessante del film sta nel soffermarsi sullo spaccato sociale proposto dal film dell'esordiente Richard Kelly.
La cittadina all'apparenza perfetta di Middlesex (il nome, certamente non casuale, rimanda forse a un qualche tipo di frustrazione inconscia della comunità?), fatta di tante impeccabili villette a schiera e di famiglie agiate all'interno delle quali sembra regnare spensieratezza ed armonia, si rivela essere un microcosmo in cui la frattura tra genitori e figli è praticamente insanabile.
I primi non sono in grado di accompagnare la crescita dei secondi (si pensi alle vicende familiari di Donnie e della sua ragazza) e lo stimatissimo guru televisivo (Patrick Swayze), che vende a centinaia e centina di adepti uno stile di vita fondato sulla necessità di allontanare la paura per aprirsi all'amore, è in realtà un pedofilo. Non deve sorprenderci, dunque, se in un contesto del genere viene allontanato dal college un'insegnante (Drew Barrymore) che fa leggere agli alunni racconti di Graham Greene tacciati di ispirare atti vandalici, mentre durante le ore di educazione fisica si insegna la teoria dell'amore di Patrick Swayze. Il tutto, sullo sfondo della campagna elettorale del 1988 che vede contrapposti il democratico Dukakis e il repubblicano George H.W. Bush, in procinto di stravincere le elezioni.


L'aspetto sociale rappresenta dunque di gran lunga la componente più stimolante del film, che invece alla resa dei conti delude nel suo sub-plot fantascientifico, ammiccando anche piuttosto evidentemente al cinema onirico di David Lynch, sempre sospeso tra sogno e realtà, senza però averne minimamente la forza e la capacità visionaria. Kelly infatti, a differenza del regista di Mulholland Drive (2001), gioca con scarsa padronanza con una serie di figure simboliche ricorrenti (vedi il coniglio gigante o la vecchietta che fa la spola tra la casa abbandonata e la cassetta della posta) e il rapporto sogno/realtà è sviluppato in modo un po' confusionario, senza essere risolto in modo convincente e strutturato. Pur lasciandosi andare a tratti a qualche vezzo registico di troppo (accelerazioni e ralenti a volte gratuiti), il giovane cineasta è però senza dubbio in grado di dare sostanza al film, e nello specifico alla psicologia del protagonista principale, creando lungo l'arco di tutta la pellicola un'atmosfera complessiva inquietante e a tratti persino perturbante.
Nel 2009 esce il pessimo seguito S.Darko, di cui vi proporremo a breve una sintetica recensione.

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