mercoledì 24 settembre 2014

Il cinema è una scelta di vita. Intervista a Emanuele Caruso, autore di "E fu sera e fu mattina"

Autoprodotto tramite crowdfunding e crowd equity e distribuito in totale autonomia, il piccolo film sta ottenendo un successo insperato: negli ultimi mesi è stato visto in molte città italiane da oltre 33.000 spettatori, incassando quasi 200.000 euro.  


Considerata la tenacia dimostrata nel portare avanti il progetto dell’esordio cinematografico, appare profetico che il primo cortometraggio di Emanuele Caruso, scritto e diretto quando ancora frequentava l’Accademia Nazionale del Cinema di Bologna, si intitoli Una scelta di vita. Sì, perché per vedere E fu sera e fu mattina sul grande schermo il ventinovenne regista piemontese negli ultimi anni ha dovuto fare tanti sacrifici, occupandosi in prima persona della produzione e della distribuzione, oltre che della sceneggiatura, della regia e del montaggio.
Ambientato in un paesino piemontese delle Langhe sconvolto da un evento improvviso destinato a cambiare ogni cosa, il film è già un caso produttivo e distributivo, di cui Emanuele ci ha raccontato genesi e sviluppo.

Quali sono le dinamiche produttive che hanno portato alla realizzazione di E fu sera e fu mattina?

Le mie scelte sono state dettate dalla mancanza di alternative. Soldi da investire non ne avevo, nessuna casa di produzione era interessata al film e non potevo neppure chiedere un prestito in banca correndo il rischio di compromettere il resto della mia vita. Mi è venuta a quel punto l’idea di ricorrere al crowdfunding e al crowd equity. In particolare attraverso il secondo strumento, ho potuto vendere a 50 euro l’una singole quote del film che corrispondevano a una percentuale sugli incassi. Chi ha scelto questa formula non si è dunque limitato a dare un piccolo contributo per ricevere in cambio un gadget o un dvd, come avviene nel caso del crowdfunding, ma è diventato a tutti gli effetti un produttore di E fu sera e fu mattina. E in diversi casi ha anche deciso di acquistare più di una quota. Alla fine, su un budget complessivo di 70.000 euro, tra crowdfunding e crowd equity il film è stato finanziato da oltre 300 persone per 43.000 euro.


Come sei riuscito, da regista esordiente e sconosciuto, a ottenere un risultato del genere?

Se mi fossi limitato a caricare il progetto sulla piattaforma online Produzioni dal basso, che ho scelto in quanto era l’unica in Italia a proporre il crowd equity, non sarei mai riuscito a raggiungere l’obiettivo. Per un intero anno mi sono dedicato alla promozione di E fu sera e fu mattina: ho rilasciato interviste a radio, telegiornali, quotidiani e ho organizzato eventi in alcune città del Nord, dove illustravo quella che sarebbe stata la storia del film e proiettavo alcuni miei precedenti lavori. In questo periodo l’utilizzo di Internet, soprattutto Facebook, è stato fondamentale come mezzo di comunicazione. Senza il web, tutto quello che ho fatto sarebbe stato impossibile.

Se trovare i finanziamenti è stata dura, avventurarsi nell’autodistribuzione deve esserlo stato ancor di più…

Una volta chiuso il montaggio, nella mia ingenuità ero convinto di trovare un distributore, anche piccolo, con il quale poter ragionare. Dopo il rifiuto di molte case di distribuzione, guardando all’esempio de Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti mi sono convinto che dovevo provare ad andare avanti da solo. Per questo film ho sacrificato quattro anni della mia vita. Da dicembre ho dovuto perfino lasciare il lavoro per dedicarmi esclusivamente alla distribuzione, il cui aspetto più difficile non è legato alla ricerca delle sale per le proiezioni ma alla promozione necessaria a intercettare il pubblico. Non mi sarei mai immaginato di dover seguire un percorso di questo tipo: nella vita volevo essere un regista, ma per farlo sono stato costretto a inventarmi produttore e poi addirittura distributore. Ora continuerò a occuparmi della distribuzione del film almeno fino al termine dell’anno e forse anche per i primi sei mesi del 2015. Ma questa esperienza, visti gli enormi sforzi che ha comportato, non è in alcun modo replicabile. La speranza è che i risultati ottenuti con E fu sera e fu mattina mi daranno la possibilità di trovare un finanziatore per il prossimo progetto.

Articolo pubblicato nel numero 7 di Fabrique du Cinéma (Autunno 2014)

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