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lunedì 23 gennaio 2017

Never Mind the Bollocks, Here's the Sex Cowboys. Intervista ad Adriano Giotti, il regista di "Sex Cowboys"

Con un passato da bassista in un gruppo hardcore punk, il trentaduenne regista fiorentino racconta così la sua opera prima: “Come nel punk con due accordi si riusciva a raggiungere una grande libertà d'espressione, in Sex Cowboys abbiamo cercato di sfruttare al massimo l'essenzialità dei mezzi a disposizione”.


Adriano Giotti all'inizio avrebbe voluto scrivere romanzi. L'incontro con Alessandro Baricco alla Scuola Holden però ha inaspettatamente modificato i suoi piani. Il noto scrittore aveva infatti da poco realizzato il suo film Lezione ventuno e propose agli studenti un corso pratico di regia. Da lì in avanti la vita di Adriano è cambiata. Attualmente vive tra Madrid e Roma e dopo una gran quantità di videoclip e numerosi cortometraggi, ha realizzato il suo lungometraggio d'esordio Sex Cowboys, vincitore del premio per il miglior film italiano all'ultima edizione del RIFF: una piccolissima opera indipendente incentrata su una coppia che per cercare di sbarcare il lunario riprende i propri rapporti per venderli sul web e dove il sesso viene messo in scena in maniera molto esplicita. Abbiamo incontrato Adriano, accompagnato anche dai due protagonisti Francesco Maccarinelli e Nataly Beck's.

mercoledì 2 novembre 2016

Il passato non è una terra straniera. Intervista a Gianclaudio Cappai, il regista di "Senza lasciare traccia"

In un torrido pomeriggio romano, Gianclaudio Cappai ci ha parlato di Senza lasciare traccia, il suo interessante esordio dietro la macchina da presa uscito nei cinema a metà aprile.


Dopo un cortometraggio vincitore al Festival di Torino del concorso dedicato al cinema breve (Purché lo senta sepolto, 2006) e un'opera di finzione di trenta minuti presentata nella sezione “Corto Cortissimo” della 66a edizione del Festival di Venezia (So che c'è un uomo, 2009), Gianclaudio Cappai lavorava da qualche anno alla realizzazione del suo primo lungometraggio. Senza lasciare traccia conferma il talento per la messa in scena del quarantenne regista sardo e si avvale di un cast affiatato e di ottimo livello composto da Michele Riondino, Valentina Cervi, Vitaliano Trevisan, Elena Radonicich e Fabrizio Ferracane.

martedì 19 aprile 2016

Il cinema di genere risorge e combatte. Intervista a Gabriele Mainetti, il regista di "Lo chiamavano Jeeg Robot"

Il trentanovenne romano Gabriele Mainetti ha esordito nel lungometraggio con un film bizzarro e originale, capace di intrattenere fondendo felicemente generi e toni. E ha sorpreso un po’ tutti.


In Italia il cinema di genere e d’intrattenimento è il più delle volte sinonimo di commedie nazional-popolari che, più o meno riuscite a seconda dei casi, sono troppo spesso molto simili tra loro. In questo contesto, dopo il fortunato caso del 2014 di Smetto quando voglio (qui trovate la mia intervista a Sydney Sibilia per il numero 6 di Fabrique du cinéma), Lo chiamavano Jeeg Robot rappresenta un altro importante elemento di discontinuità. Al suo primo lavoro dietro la macchina da presa, infatti, Gabriele Mainetti ha realizzato un film di supereroi molto sui generis ambientato in una Tor Bella Monaca dominata dalla malavita. L’operazione è coraggiosa e risulta strettamente legata alla poetica portata avanti dal regista sin dai pluripremiati cortometraggi Basette (2006) e Tiger Boy (2012).

mercoledì 20 gennaio 2016

"Alfredo Bini, ospite inatteso": una storia di cinema e amicizia. Intervista al regista e produttore Simone Isola

Il trentatreenne Simone Isola ci ha raccontato genesi e sviluppo del suo documentario passato allo scorso Festival di Venezia, che propone uno sguardo originale sul produttore che fece esordire Pasolini con Accattone, sostenendone la carriera fino a Edipo Re.


Ne ha fatta di strada Simone Isola da quando l'ho intervistato una prima volta un paio di anni fa, a pochi mesi dalla presentazione alle Giornate degli Autori del Festival di Venezia de La mia classe di Daniele Gaglianone, prodotto con la Kimerafilm. La stessa società, da lui fondata nel 2009 insieme a un gruppo di ex compagni del corso di produzione del Centro Sperimentale, ha infatti recentemente prodotto Non essere cattivo di Claudio Caligari, selezionato come titolo italiano in corsa per l’Oscar al miglior film straniero. Già nel maggio del 2013, Simone mi aveva parlato di un suo progetto legato a un documentario su Alfredo Bini, produttore poco noto al grande pubblico nonostante sia stato una figura molto importante del cinema italiano degli anni sessanta.

venerdì 27 novembre 2015

Giovani talenti crescono. Intervista ad Alessio Lauria, alla sua prima esperienza nel lungometraggio con "Monitor"

Prodotto da Rai Cinema e Tea Time Film con un budget di 200.000 euro, Monitor è un’opera affascinante e con tante idee che segna l’esordio nel lungometraggio di Alessio Lauria. Dal 19 ottobre è visibile gratuitamente online sul sito di Rai Cinema Channel.


Il suo divertentissimo corto Sotto casa, che raccontava la storia di un uomo in estasi per aver trovato parcheggio davanti al portone del proprio palazzo, nel 2011 era divenuto un piccolo cult sul web. A quattro anni di distanza Alessio Lauria ha girato Monitor, una atipica love story ambientata in un mondo distopico, solo apparentemente perfetto, in cui i dipendenti di una multinazionale sfogano ansie e frustrazioni a dei monitor, persone che li ascoltano da dietro un muro senza conoscerne l’identità e hanno il compito di stilare relazioni per l’azienda. Il risultato è un’opera prima per molti versi coraggiosa, inventiva e ottimamente realizzata.

mercoledì 23 settembre 2015

Dalla provincia al David. Intervista al regista e sceneggiatore Giuseppe Marco Albano, vincitore del David di Donatello con il cortometraggio "Thriller"

Nato in Puglia a Cisternino ma cresciuto a Bernalda, lo stesso paese della Basilicata di cui è originaria la famiglia di Francis Ford Coppola, il trentenne Giuseppe Marco Albano negli ultimi anni ha ottenuto un successo crescente.  


Dopo una candidatura ai Globi d’oro del 2009 con Il cappellino e la vittoria nel 2012 del Nastro d’argento per Stand by me, nel 2013 il regista e sceneggiatore lucano di adozione ha girato Una domenica notte, il suo primo lungometraggio interpretato tra gli altri da Antonio Andrisani, Anna Ferruzzo e Pietro De Silva. Qualche mese fa, grazie a Thriller, si è invece aggiudicato il David di Donatello per il miglior cortometraggio. Abbiamo parlato con Giuseppe Marco Albano di quest’ultimo lavoro, molto apprezzato dalla critica e presentato in decine di festival tra il 2014 e il 2015.

lunedì 29 giugno 2015

L'animazione al potere. Intervista a Paolo Gaudio, regista e sceneggiatore di "Fantasticherie di un passeggiatore solitario"

Girato al contempo in live action e attraverso tre diverse tecniche di stop motion, Fantasticherie di un passeggiatore solitario uscirà nelle sale italiane nei prossimi mesi dopo aver riscosso un notevole successo in numerosi festival internazionali dedicati al cinema di genere.


Ispirato dalla passione per i libri incompiuti nata ai tempi degli studi universitari di filosofia, il regista e sceneggiatore calabrese Paolo Gaudio ha realizzato un’opera prima affascinante e molto ambiziosa che intreccia tre differenti storie. Fantasticherie di un passeggiatore solitario narra le vicende del romanziere Renou, intento a scrivere nella seconda metà dell’Ottocento un’opera che, per quanto destinata a non vedere una conclusione, giunge misteriosamente tra le mani del giovane Theo, un bizzarro e introverso studente di letteratura dei giorni nostri. Le dimensioni del passato e del presente sono collegate dalla suggestiva rappresentazione in animazione a passo uno delle vicende del romanzo che Renou sta scrivendo e Theo sta leggendo.

lunedì 11 maggio 2015

United We Stand. Intervista all'attore Alessandro D'Ambrosi sul suo cortometraggio d'esordio "Nostos", diretto insieme a Santa De Santis

Nonostante la giovane età, Alessandro D’Ambrosi si divide ormai da un decennio tra televisione, cinema, teatro, serie web e pubblicità. Nella nostra chiacchierata, ci svela la sua ricetta per provare ad andare avanti nel mondo dello spettacolo: unirsi in gruppo e condividere i propri progetti.


Noto al grande pubblico televisivo per essere dal 2009 il volto del dottor Davide Orsini di Un medico in famiglia, il ventinovenne romano Alessandro D’Ambrosi ha iniziato a lavorare molto presto, appena finito il liceo, con la conduzione per tre stagioni consecutive del programma per bambini di RaiSat Ragazzi “Giga”. Dopo aver frequentato diversi seminari e workshop intensivi di recitazione, laboratori teatrali di scrittura e analisi del testo, negli anni ha lavorato come attore, sceneggiatore, regista, autore. E oggi anche come insegnante di un corso di filmmaking per i liceali dell’Istituto Massimo di Roma. Nel 2007 ha fondato insieme a Santa De Santis l’associazione “Ali di Sale”, attraverso la quale produce alcuni dei suoi numerosi progetti. Ed è in questo contesto che è nato Nostos (2012), dramma onirico ed evocativo ambientato nella seconda guerra mondiale all’indomani dell'8 settembre del 1943. 

martedì 3 febbraio 2015

Obiettivo numero uno: promuovere il talento. Intervista alla direttrice artistica del Premio Solinas Annamaria Granatello

Dopo la scrittura per documentari, serie televisive e cortometraggi, il Premio Solinas guarda con sempre maggiore decisione alle forme narrative del web.


A quasi trent’anni dalla sua istituzione, il Premio Solinas continua a dare la possibilità a giovani talenti di emergere nel sistema cinematografico italiano. Dopo aver lanciato molti sceneggiatori in seguito affermatisi e, al contempo, aver creato le condizioni per la realizzazione di alcuni importanti film italiani, a partire dagli anni duemila il Premio ha ulteriormente ampliato il proprio sguardo sulla scrittura per documentari, serie televisive e cortometraggi. Negli ultimissimi anni, in più, si è mostrato sensibile anche al mondo del web, lanciando due concorsi che stanno già portando alla ribalta nuovi autori. Ne abbiamo parlato con Annamaria Granatello, direttrice artistica e vicepresidente del Premio Solinas.

lunedì 19 gennaio 2015

Action Woman. Intervista alla giovanissima regista e fotografa Francesca Marino

Dopo aver di recente girato due interessanti cortometraggi esteticamente molto curati, la ventiquattrenne Francesca Marino ha ideato una spassosa webserie e sogna di girare la sua opera prima con Lorenzo Richelmy.  


Entrata al corso di regia del Centro Sperimentale a soli 20 anni, Francesca Marino si è diplomata pochi mesi fa e, nonostante la giovane età, è già da molto che porta avanti contemporaneamente le sue due grandi passioni, entrambe legate a doppio filo al lavoro sull’immagine: la fotografia e la regia. Se come fotografa è affascinata dalle possibilità espressive insite nei ritratti e realizza in particolare book fotografici per attori, come regista sta iniziando a farsi notare per un particolare sguardo in cui convivono una regia dinamica (che si alimenta di piani sequenza, ralenti e suggestivi avvicinamenti della macchina da presa ai volti degli attori) e una forte componente emotiva che emerge tanto dallo stile quanto dallo sviluppo narrativo.

mercoledì 24 settembre 2014

Il cinema è una scelta di vita. Intervista a Emanuele Caruso, autore di "E fu sera e fu mattina"

Autoprodotto tramite crowdfunding e crowd equity e distribuito in totale autonomia, il piccolo film sta ottenendo un successo insperato: negli ultimi mesi è stato visto in molte città italiane da oltre 33.000 spettatori, incassando quasi 200.000 euro.  


Considerata la tenacia dimostrata nel portare avanti il progetto dell’esordio cinematografico, appare profetico che il primo cortometraggio di Emanuele Caruso, scritto e diretto quando ancora frequentava l’Accademia Nazionale del Cinema di Bologna, si intitoli Una scelta di vita. Sì, perché per vedere E fu sera e fu mattina sul grande schermo il ventinovenne regista piemontese negli ultimi anni ha dovuto fare tanti sacrifici, occupandosi in prima persona della produzione e della distribuzione, oltre che della sceneggiatura, della regia e del montaggio.

venerdì 12 settembre 2014

Una giornata all'inferno. Intervista a Simone Bartolini, il regista esordiente de "Le formiche della città morta"

Scritta, diretta e persino prodotta da Simone Bartolini, la dura e tesa opera prima racconta la parabola di un piccolo spacciatore sperduto in una Roma senza pietà, come il sound che ritma la sua caduta.


Fin dal potente titolo che rimane subito impresso, il lungometraggio d’esordio del trentenne Simone Bartolini evoca un mondo cupo che non lascia nessuno spazio a possibilità di redenzione: «privo di luce», come dichiara senza giri di parole lo stesso regista. D’altronde, se si vuole raccontare il dramma della tossicodipendenza, non è possibile scegliere un approccio consolatorio. Girato quasi completamente con macchina a mano e interpretato in gran parte da attori non professionisti (con le sole eccezioni di Nina Torresi e Danilo Nigrelli), Le formiche della città morta narra la metaforica discesa negli inferi di uno spacciatore di eroina che, nell’arco di ventiquattro angoscianti ore, deve disperatamente trovare i soldi necessari a saldare un debito.

martedì 12 agosto 2014

L'arte del rumore. Intervista al foley artist e tecnico del suono Gianfranco Tortora


Per una strana coincidenza anche Gianfranco Tortora come Emanuela Cotellessa, la protagonista dell’intervista pubblicata qui su Cinemagnolie lo scorso 30 giugno, ha dovuto rinunciare all’ambizione di divenire musicista a causa di un incidente stradale. Costretto ad abbandonare il pianoforte a diciassette anni, il ventiseienne foley artist e tecnico del suono calabrese ha poi continuato a lavorare come deejay e fonico di eventi live. Fino a quando, dopo aver frequentato diverse scuole di cinema (tra cui la Scuola Nazionale di Cinema Indipendente a Firenze e l’Istituto Rossellini a Roma), non è arrivata la settima arte.

lunedì 30 giugno 2014

Le emozioni sono racchiuse nei suoni. Intervista a Emanuela Cotellessa

Emanuela Cotellessa, 28enne aquilana, racconta il suo entusiasmo per il mondo dell’audio e svela alcuni aspetti di uno dei mestieri del cinema meno conosciuti: il tecnico del suono.


Dopo la sofferta rinuncia all’amato violino a seguito di un incidente stradale avuto da adolescente, Emanuela Cotellessa ha espresso la propria passione per la musica in una forma diversa, dedicandosi all’attività di tecnico del suono. Oggi, con alle spalle gli studi presso l’Accademia dell’Immagine e il Centro Sperimentale, Emanuela ha partecipato in qualità di fonico di presa diretta, microfonista e montatore del suono a diversi film di finzione e a numerosi documentari, lavorando anche in un gran numero di cortometraggi e per la televisione. L’abbiamo incontrata a inizio ottobre, nei giorni in cui stava finendo di girare l’edizione italiana del reality Quattro matrimoni.

martedì 10 giugno 2014

Per una nuova commedia italiana. Intervista a Sydney Sibilia, il giovane regista di "Smetto quando voglio"

Probabilmente nemmeno nei suoi sogni Sydney Sibilia era arrivato ad immaginare che con il film d’esordio avrebbe riscosso un tale successo. Prodotto dalla Fandango e distribuito da 01 Distribution, Smetto quando voglio è stato visto da più di 600.000 spettatori, superando i 3 milioni e 600 mila euro di incasso.


Non solo il pubblico ma anche la critica, in maniera pressoché unanime, ha riservato all’opera prima un’accoglienza assai positiva. E meritatamente. Quello del trentaduenne regista salernitano, trasferitosi a Roma dopo aver realizzato il primo cortometraggio Iris Blu (2005) con Cristina Capotondi, è infatti uno dei debutti cinematografici più interessanti dell’anno. Anche se chi conosceva i suoi corti poteva ipotizzarne l’arrivo sul grande schermo (Oggi gira così del 2010 era un gioiellino di scrittura e tempi comici), Smetto quando voglio sorprende per la capacità di intrattenere lo spettatore con intelligenza attraverso una lunga serie di trovate esilaranti, senza mai perdere ritmo.

giovedì 9 gennaio 2014

"La prima cosa bella" di Paolo Virzì: la recensione


Bruno Michelucci (Valerio Mastandrea) è un introverso insegnante di un istituto alberghiero insoddisfatto e profondamente insicuro di sé. Trasferitosi ancora giovane a Milano, ha sostanzialmente deciso di chiudere i rapporti con la propria famiglia, nella quale si sentiva soffocato per le ingombranti figure dei genitori. Da una parte un padre rigido, possessivo e violento che ha cacciato di casa moglie e figli (Sergio Albelli), dall’altra una madre bella, espansiva, per molti aspetti ingenua, tuttavia forte e amorevole, costretta a numerosi sacrifici per garantirgli una vita il più possibile serena (Micaela Ramazzotti da giovane, Stefania Sandrelli da anziana).

venerdì 8 novembre 2013

"Qualunquemente" di Giulio Manfredonia: la rencensione


Dopo quattro anni di latitanza in Sud America utili a evitare il carcere per bancarotta fraudolenta, falsa fatturazione e riciclaggio, Cetto La Qualunque (Antonio Albanese) fa ritorno a Marina di Sopra, il paese natio calabrese dal nome malizioso. La ‘ndrangheta lo considera l’uomo ideale per impedire la vittoria alle prossime elezioni comunali di Giovanni De Santis (Salvatore Cantalupo), candidato che si propone come paladino della legalità. Fattosi convincere a entrare in politica per difendere le proprie attività commerciali abusive e il diritto ad evadere le tasse, Cetto tuttavia si trova presto costretto a ingaggiare un noto spin doctor (Sergio Rubini) al fine di avere la meglio sul moralmente integro avversario politico, in netto vantaggio nei sondaggi.

mercoledì 30 ottobre 2013

"Lettere dal Sahara" di Vittorio De Seta: la recensione


Frutto di una gestazione produttiva assai travagliata, data la natura del tutto libera dalle leggi di mercato del progetto, Lettere dal Sahara fu presentato fuori concorso al Festival di Venezia del 2006 nonostante la lavorazione avesse avuto inizio nel 2001. L'ultima opera di Vittorio De Seta, indiscusso maestro del documentario italiano scomparso a ottantotto anni il 28 novembre del 2011, lasciò in parte perplessa la critica che attendeva con impazienza, da oltre tre decadi, il ritorno nelle sale del cineasta noto in particolare per Banditi a Orgosolo (1961) e Diario di un maestro (1972), oltre che per i dieci documentari brevi degli anni ’50 dedicati alla dura vita di pescatori, minatori e contadini del Sud Italia.

venerdì 25 ottobre 2013

"Quando sei nato non puoi più nasconderti" di Marco Tullio Giordana: la recensione


Ispirato all’omonimo libro-inchiesta della scrittrice e giornalista milanese Maria Pace Ottieri, dal quale oltre al titolo riprende poche stimolanti suggestioni legate a situazioni o figure particolari, Quando sei nato non puoi più nasconderti di Marco Tullio Giordana venne presentato con un certo successo al Festival di Cannes del 2005, dove vinse il Premio “François Chalais” (assegnato ogni anno all’opera che meglio riflette un peculiare aspetto della realtà sociale).