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mercoledì 21 agosto 2013

"Gravity" di Alfonso Cuarón: i quattro trailer dell'atteso film di fantascienza con George Clooney e Sandra Bullock che inaugurerà il Festival di Venezia


Mercoledì prossimo, tra una settimana esatta, aprirà il Festival di Venezia ed è senza dubbio uno dei film più attesi tra quelli che verranno proiettati al Lido (28 agosto-7 settembre), nonostante sia stato inserito fuori concorso. Gravity, film di fantascienza che racconta la lotta per la sopravvivenza di un astronauta (George Clooney) e di un medico ingegnere (Sandra Bullock) dispersi nello spazio profondo a seguito di un incidente, costituisce il ritorno al cinema del talentuoso regista messicano Alfonso Cuarón a ben sette anni di distanza dal'ottimo I figli degli uomini (2006).

sabato 5 maggio 2012

"Prometheus" di Ridley Scott: il nuovo trailer di tre minuti


Di Prometheus e di come sia uno dei film che attendo maggiormente tra quelli in uscita nei prossimi mesi, vi ho già scritto in quattro occasioni (qui, qui, qui e qui) per presentare i vari teaser e trailer che fino a questo momento sono stati progressivamente rilasciati dalla 20th Century Fox. Ricordandovi che la pellicola di Ridley Scott uscirà fra poco più di un mese (l'8 giugno) negli Stati Uniti e purtroppo solo tre mesi più tardi (il 14 settembre) in Italia, evito dunque di dilungarmi e ripetermi e mi limito a proporvi il nuovo trailer di tre minuti, il più lungo tra quelli sinora disponibili. Buona visione. 



martedì 20 marzo 2012

Un nuovo trailer italiano di "Prometheus", differente dal precedente originale


Continua il prepotente (ormai ai limiti dell'invasivo) lancio pubblicitario planetario di Prometheus di Ridley Scott, anche se mancano ancora tre mesi all'uscita nelle sale statunitensi e ben sei all'approdo nei cinema italiani. Questa volta in rete è stato diffuso un full trailer in lingua italiana, che però a dispetto di quanto ci si potesse aspettare non è semplicemente la versione tradotta dell'originale che vi ho postato solo due giorni fa. Si tratta infatti di una versione differente (meno frenetica, più descrittiva e informativa) destinata al mercato internazionale, tra cui naturalmente quello italiano.
Subito qui sotto potete vedere il trailer in questione. A seguire, invece, trovate il full trailer in versione originale sottotitolato in italiano. Il tutto after the jump, come sono soliti scrivere i blogger d'oltreoceano.

giovedì 17 febbraio 2011

"Terminator" di James Cameron


È un film simbolo del cinema fantascientifico d'azione degli anni ottanta e alcune delle sue sequenze sono entrate nell'immaginario collettivo di quegli anni, coinvolgendo, grazie all'affermazione del mercato home-video e all'uscita del sequel nel 1994, anche tutta quella generazione di ragazzi e appassionati di cinema cresciuta negli anni novanta.
Quando arriva Terminator (1984), siamo a pochi anni da Guerre Stellari (1977), Alien (1979), Blade Runner e La Cosa (entrambi del 1982). La fantascienza “d'autore”, forse anche con una certa sorpresa da parte di chi l'ha finanziata, sta avendo un successo straordinario (non a caso da tutti questi film nascerà una saga). Il pubblico internazionale comincia a fantasticare su galassie lontane, alieni mostruosi e letali talora dall'aspetto cangiante e androidi che somigliano in tutto e per tutto a uomini. Distanziandosi dall'approccio “fiabesco” del film di Lucas e facendo invece  proprie, con una tendenza più esplicitamente apocalittica, le atmosfere cupe e tenebrose di Alien, Blade Runner e La Cosa, Terminator presenta un personaggio antagonista piuttosto originale. Certo, l'ispirazione agli androidi del film di Ridley Scott del 1982 e del romanzo di Philip Dick è evidente e non può essere elusa, ma è anche vero che un sofisticato e spietato cyborg-killer di acciaio proveniente dal futuro e ricoperto da pelle, sangue e capelli come fosse un uomo, non si era ancora mai visto.     


In un futuro molto prossimo, una guerra nucleare scatenata da un sistema di computer per la difesa  all'avanguardia distrugge il pianeta Terra per come oggi lo conosciamo. Questo sofisticatissimo network informatico è evoluto a tal punto da ribellarsi agli esseri umani che lo hanno creato, arrivando persino a vedere in loro degli ostacoli per la propria sopravvivenza (il riferimento all'intelligenza artificiale è chiaro e la mente va immediatamente all'HAL 9000 di 2001: Odissea nello spazio). Con il tempo, però, gli umani sopravvissuti riescono a riorganizzarsi e iniziano a combattere proficuamente le macchine attraverso la guida del ribelle John Connor.
Nel 1984, anno in cui si svolgono le vicende diegetiche, viene inviato dal futuro un Terminator (Arnold Schwarzenegger) programmato per uccidere Sarah Connor (Linda Hamilton), la futura madre del capo dei ribelli, con l'obiettivo di spezzare la rivolta ancor prima che nasca. Allo scopo di proteggere la giovane donna, viene contemporaneamente mandato dai ribelli il soldato Kyle Reese (un Michael Biehn non più pervenuto in ruoli di una certa importanza), che ingaggerà con il Terminator un duello continuo e mozzafiato per tutto il film, all'insegna di una battaglia senza esclusione di colpi.


Al di là dell’annosa questione spazio-temporale legata alla possibilità di cambiare eventi futuri già avvenuti intervenendo sul passato (il viaggio nel tempo, infatti, presupporrebbe diverse dimensioni e nella migliore delle ipotesi andando indietro nel tempo si potrebbe intervenire su una sola di esse), il film è un action-movie fantascientifico appassionante e costruito con sapienza e senso del ritmo evidenti. La sequenza del combattimento finale con un Terminator davvero duro a morire è molto efficace, e si può facilmente comprendere il motivo per il quale abbia colpito molto gli spettatori dell'epoca. Ma dal punto di vista narrativo, è la prima mezz'ora che sorprende per come vengono presentati alternativamente con grande efficacia il ribelle e il Terminator che si preparano all'inevitabile scontro mentre vanno alla ricerca di Sarah.
Nonostante oggi appaiano inevitabilmente un po' datati alcuni di quegli stessi effetti speciali che  furono tanto esaltati all'epoca dell'uscita del film (si vedano in generale le poche sequenze ambientate nel futuro e, in particolare, i movimenti in alcune circostanze poco fluidi dello “scheletro” del Terminator), la pellicola di James Cameron rimane tuttora come una delle vette della  grande fantascienza cinematografica degli anni ottanta.

venerdì 30 aprile 2010

Avatar: uno spartiacque nella storia del cinema

Dopo tanta attesa, prolungata di quasi un mese rispetto al resto del mondo per motivi che in parte hanno dell’esilarante (oltre a voler evitare di dividersi le sale italiane provviste di 3D con A Christmas Carol e Piovono Polpette, sembra che il ritardo nella programmazione sia stato dovuto all’eventuale sovrapposizione con i cinepanettoni), lo scorso 15 gennaio è uscito nei cinema italiani Avatar, il ritorno al cinema di James Cameron dopo ben dodici anni.
Le aspettative erano altissime e, senza tanti giri di parole, si può fin da subito affermare che non sono state tradite. Niente a che vedere, insomma, con i trailers in 2D che per mesi hanno invaso il web, che inevitabilmente si sono rivelati alla stregua di una presentazione di un ottimo videogioco. Vedere Avatar in 3D è stata un’esperienza straordinaria nel senso etimologico del termine (al di fuori dell’ordinario), nuova, eccitante, trascinante. Se è vero che nei decenni, in campo cinematografico, le innovazioni tecnologiche si sono continuamente susseguite, arrivando di volta in volta a modificare la concezione della fruizione dello spettatore (il sonoro negli anni venti, il colore negli anni trenta, i formati panoramici negli anni quaranta e cinquanta, il Dolby Surround negli anni settanta), è altrettanto innegabile che il 2009 verrà ricordato come l’anno di Avatar e del 3D, per la prima volta utilizzato al cinema davvero per il suo enorme potenziale: a differenza di tutti gli esperimenti precedenti, infatti, ogni singola inquadratura si palesa agli occhi di chi guarda come appositamente studiata per essere ripresa in 3D, con un utilizzo ed una resa della profondità sbalorditive.

Per due ore e mezza lo spettatore viene letteralmente immerso in Pandora, il fantastico e incantevole mondo abitato dalla razza aliena dei Na’vi, minacciato da un agguerrito esercito dei marines alla ricerca, per conto di potenti multinazionali, di un minerale molto prezioso – naturalmente, ogni riferimento all’Iraq, al petrolio e alla politica guerrafondaia dell’amministrazione Bush non è puramente casuale. Avatar è anche questo: oltre ad essere un super-kolossal iper-tecnologico che rappresenterà inevitabilmente uno spartiacque nella storia della settima arte (come si disse a posteriori nell’analisi di 2001: Odissea nello spazio, tra qualche anno si dirà di un prima e un dopo Avatar), è anche una grande storia d’amore interraziale e un inno ambientalista, ecologista e radicalmente antimilitarista. Senza soffermarci troppo sulla trama, in cui vi imbatterete quando andrete a vedere il film, ci sembra importante notare che l’opera di James Cameron è di notevole interesse anche per come spinge senza esitazioni a parteggiare per gli alieni indigeni nella lotta contro i marines cattivi – o meglio, ignoranti e che fanno il gioco di chi, a capo di grandi lobbies, finanzia morte e sangue per meri motivi economici. Al di là dei grandiosi effetti speciali, che si sposano alla perfezione con le tecniche di ripresa 3D (in un tale contesto, non deve passare in secondo piano il livello sopraffino della ormai nota performance capture), ciò che fa funzionare il film nel complesso sono, come sempre, la storia, la caratterizzazione dei personaggi e le relazioni che li lega. Anche se non è difficile notare l’incredibile somiglianza tra la trama di Avatar e quella di Pocahontas, come hanno sottolineato giustamente diversi critici d’oltremanica. Per non parlare delle assonanze varie con diversi successi della storia del cinema recente (Balla coi lupi, Titanic, Il signore degli anelli).
Avvolgente, intenso, da togliere il fiato, Avatar catapulta con grazia il fruitore in universo ammaliante e attraente, ridisegnando i confini e le possibilità dell’esperienza cinematografica. Sarebbe frettoloso e banale, comunque, teorizzare una prossima possente svolta dell’industria cinematografica in direzione del 3D, come presumibilmente faranno in molti dopo l’enorme successo internazionale del film – al momento in cui scriviamo, Avatar ha guadagnato circa 2 miliardi e 700 milioni di dollari in tutto il mondo, imponendosi come il più grande successo commerciale di sempre. In realtà, di certo ci sarà un impulso notevole verso questo tipo di tecnologia e le corporations saranno sempre più propense di prima ad investire grandi quantità di denaro in film digitali tridimensionali. Al contempo, però, la sensazione è che, anche per via dei costi del 3D (si stima che Avatar sia costato almeno tra i 230 e i 280 milioni di dollari, escluse le ingenti spese di promozione), si andrà ancora molto avanti con la bidimensionalità, capace fino ad oggi – non bisogna scordarselo – di suscitare emozioni fortissime e reazioni empatiche di livello eccelso.

Un altro elemento che colpisce di questo magniloquente e visionario blockbuster, è che in sostanza funziona come un film classico, sviluppandosi in maniera rigorosamente lineare e cronologica. Se si eccettuano le fragorose e spettacolari sequenze d’azione, lo sviluppo degli eventi e dei rapporti tra i personaggi principali è profondamente “classico”: basti pensare alla storia d’amore tra i due protagonisti e alla linea avventurosa continuamente intrecciate, o alla sistematica prevedibilità dell’incedere narrativo (ogni svolta è annunciata con anticipo, al fine di preparare gradualmente lo spettatore alla “novità”). Che un’innovazione tecnologica all’avanguardia come il 3D prosegua a braccetto con un’impostazione classica dovrebbe poter dire qualcosa ai teorici “radicali” del “post-classico” o del “post-moderno” cinematografico. Al di là di questa digressione teorica, comunque, c’è da dire che dodici anni di assenza dal cinema sono molti (l’ultimo film di James Cameron è Titanic del 1997), ma a posteriori ne è valsa davvero la pena. Con Michael Mann e Kathryn Bigelow, il regista di Aliens, Terminator e Terminator 2 verrà senza dubbio ricordato come il cineasta di film d’azione più importante degli ultimi trent’anni, quanto meno in ambito statunitense. In precedenza si è accennato ad un paragone con 2001: Odissea nello spazio. In chiusura è bene fare una precisazione, così da non essere travisati: naturalmente Avatar non ha lo spessore complessivo del capolavoro di Kubrick, ma a livello tecnologico-esperienziale è una rivoluzione forse anche più grande. Chi ama il cinema in tutte le sue sfumature e sfaccettature, non può assolutamente esimersi dal vedere questo film.

Articolo pubblicato su cineforme.it