martedì 18 gennaio 2011

"Alla scoperta di Charlie" di Mike Cahill


Charlie (Michael Douglas) è affetto da disturbo bipolare, una malattia psichica che porta coloro che ne sono afflitti a vivere qualsiasi condizione emotiva portandola agli estremi (la felicità diviene subito dopo eccitazione sfrenata, la tristezza depressione, e così via). Dopo aver tentato il suicidio, viene rinchiuso per due anni in un istituto sanitario per pazienti con disturbi comportamentali. Passato il periodo di cura torna a casa, dove ritrova la figlia Miranda (Evan Rachel Wood). Abbandonata dalla madre prima del ricovero del padre, la giovane per poter sopravvivere si era trovata costretta a lasciare gli studi e a cercare lavoro presso un McDonald. Il ritorno di Charlie, ossessionato dalla ricerca di un improbabile tesoro che sarebbe stato perduto dai coloni spagnoli intorno alla metà del Settecento proprio nei dintorni della zona in cui vive, sconvolgerà totalmente la vita di Miranda, monotona e tutta volta al mantenimento di sé e della propria casa. Inizialmente la ragazza è scettica, ma in seguito comincerà a farsi coinvolgere dalle bizzarre teorie del padre.
Tra le pellicole uscite negli ultimi anni, Alla ricerca di Charlie è una delle rappresentazioni cinematografiche più disincantate e meno celebrative della California e del mito spesso abbinato a questa particolare zona geografica, legato a benessere,  immancabili occasioni di riscatto e seconde possibilità. Una California che sembra un sobborgo di un’America smarrita ed alienata, dove gli unici luoghi di socializzazione e di incontro sono supermagazzini o McDonalds. Un luogo in cui il Sogno Americano può trovare spazio esclusivamente nella  follia di un uomo gravemente malato e nella disperata volontà di una adolescente di quasi diciassette anni di credere in qualcosa, in qualcuno: nella figura paterna.


L’esordiente regista/sceneggiatore Mike Cahill, compagno di studi cinematografici del più noto Alexander Payne (regista di due film molto interessanti come Election e Sideways, nonché produttore della pellicola in questione), sembra volerci dire, o meglio mostrare, come l’American Dream, vero e proprio pilastro fondante della cultura statunitense, non sia altro che una affascinante utopia (la ossessiva caccia al tesoro, appunto). Non è affatto un caso, dunque, che con il passare dei minuti, fino al delizioso e per certi versi spiazzante epilogo (in realtà ambiguo e sospeso solo in apparenza), il film si sveli sempre più come una surreale favola che si affida decisamente alla sospensione di incredulità dello spettatore, divenendo progressivamente meno “realistico” e più “fiabesco”.
Alla ricerca di Charlie (King of California nella versione originale, titolo ben più stimolante e che rende giustizia, a differenza di quello italiano, proprio alla natura prettamente favolistica del film) probabilmente non è perfettamente riuscito in ogni sua parte, in alcuni momenti della narrazione ha degli evidenti cali di ritmo – in particolar modo nella parte centrale –, ma è in ogni caso una commedia intelligente, piacevole, che fa riflettere e che può contare su dei personaggi ben delineati e per nulla stereotipati. Da sottolineare è l’affiatata coppia d’attori composta da Michael Douglas (qualcuno ha giustamente detto che questa è la sua migliore performance dai tempi di Wonder Boys) e soprattutto Evan Rachel Wood, esplosa con Thirteen e apprezzata nel recente Across the Universe, qui in grado di conferire a Miranda un ineffabile candore.

                                       
I dialoghi non saranno brillanti e cool come quelli di Juno, ma in compenso l’operazione nel complesso ci sembra più coraggiosa, sincera e meno furba. Uscito nel maggio 2008 e passato sostanzialmente inosservato. Davvero un peccato.

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