mercoledì 19 gennaio 2011

"Vincere" di Marco Bellocchio


Molto apprezzato dalla critica statunitense e inserito da alcuni critici molto influenti nella loro personale top ten del 2010, è notizia di pochi giorni fa che Vincere di Marco Bellocchio, da noi uscito nel maggio 2009, non potrà concorrere alla prossima edizione degli Oscar. Nel 2009 per rappresentante il nostro paese agli Oscar venne scelto Baarìa di Tornatore, eppure la pellicola di Bellocchio, in quanto distribuita nel 2010 sul territorio statunitense, avrebbe potuto essere presa in considerazione per tutte le categorie nell’edizione di quest’anno. Purtroppo, però, il film è stato contemporaneamente distribuito sia nelle sale che nel circuito del Video On Demand e ciò ne ha determinato l’ineleggibilità da parte dei membri dell’Academy.
Tratto liberamente dal libro del 2006 Il figlio segreto del Duce: la storia di Benito Albino Mussolini e di sua madre Ida Dalser di Alfredo Pieroni, l’ultima opera di Marco Bellocchio è un film potente, una sorta di kolossal intimistico che quasi si disinteressa del tutto della storia del fascismo per focalizzarsi sulle vicende private del rapporto tra Benito Mussolini e Ida Dalser. In questo modo, un po' come aveva fatto l’anno prima Marco Tullio Giordana nel suo riuscito ma non da tutti gradito Sangue Pazzo, si inscrivono in modo funebre le vicende del Ventennio (che in entrambi i film rimangono sullo sfondo) all'interno di un'avvolgente atmosfera in cui regnano corruzione morale e vizio. E a  proposito di ciò, non sembra un caso che ambedue le pellicole puntino molto sulla descrizione delle sfrenate pulsioni sessuali che legano i due personaggi principali.
Vincere narra la storia dell'incondizionato e folle amore dell'affascinante Ida Dalser per Mussolini, sbocciato quando questi era ancora socialista e direttore de l'Avanti. Lei arriverà a vendere tutti i propri beni per finanziare il progetto del futuro Duce di fondare Il Popolo d'Italia; lui, già avuto un figlio fuori dal matrimonio da Rachele Guidi (che diverrà in seguito sua moglie), dopo aver appreso della gravidanza di Ida e sempre più coinvolto nella vita politica italiana, la ripagherà abbandonandola e poi facendola rinchiudere in un manicomio per non rischiare di compromettere la propria immagine pubblica.


Il film a tratti mette in gioco un linguaggio vigoroso e virtuoso come di rado capita di vedere nel cinema nostrano, avvalendosi di immagini particolarmente evocative (anche nell'utilizzo di materiale di repertorio) e di musiche prorompenti che riescono a coinvolgere lo spettatore in modo anche perentorio. Tutto questo è evidente soprattutto nei primi tre quarti d'ora nei quali viene energicamente descritto il rapporto tra i due protagonisti. Poi al centro di tutta la lunga seconda parte emergono prepotentemente il personaggio di Ida Dalser/Giovanna Mezzogiorno e la sua tenace lotta nell'ossessivo e vano tentativo di riconquistare Mussolini, cercando inoltre di rivendicare il fatto di aver dato con lui alla luce il figlio Benito Albino.
Per l'inconsueto abbinamento tra grandioso kolossal dalle forti tinte melodrammatiche e notevole forza stilistica, nonché per una certa audacia di fondo, l'opera in questione in alcuni momenti ricorda vagamente Senso di Luchino Visconti, ben intesa l'estraneità di fondo tra due opere così diverse e così lontane nel tempo.


La prova di Filippo Timi nei panni di Mussolini è gigantesca. L'attore di In memoria di me, Come Dio Comanda e La doppia ora rende in maniera impressionante e non mimetica la follia e l'ambizione di Mussolini a forza di sguardi allucinati, stranianti e persi nell'inquietante atto di guardare un orizzonte indefinito. Intensa e notevole anche l’interpretazione di Giovanna Mezzogiorno, che recentemente si è aggiudicata a sorpresa il premio come miglior attrice della prestigiosa National Society of Film Critics, battendo concorrenti del calibro di Natalie Portman, fresca del Golden Globe e strafavorita per gli Oscar grazie alla sua eccellente performance in Black Swan di Darren Aronofsky.
Vincere è in conclusione un film notevole con almeno tre quarti d'ora di grandissimo cinema, anche se forse – almeno questa è stata la nostra impressione dopo la prima visione – non perfettamente riuscito in quanto squilibrato a livello empatico e tensivo nel rapporto tra le due macro-parti di cui si compone. Prima di sbilanciarci definitivamente a tale proposito, comunque, preferiremmo vedere l’affascinante opera di Bellocchio una seconda volta. 

2 commenti:

  1. a prima visione rimasi agghiacciato e confuso, l'unica certezza fu quella di aver ricevuto un cazzotto sullo stomaco, avevo comunque notato un netto salto di qualità tra la prima e la seconda parte. L'ho rivisto di recente e infatti ho riempito i dubbi che avevo, il film ha una sua struttura, tra l'altro tutt'altro che confusionaria, logica nella sua schizofrenia, quelli che mi sono sembrati eccessi la prima volta li ho rivalutati come punti cardine per lo sviluppo del dramma, un dramma che usa solo alcuni elementi del melodramma tradizionale, i migliori, per colpire con la dovuta violenza nel finale, perchè il resto del film si limita a documentare le vicende. Comunque è un film che lascia qualcosa di molto pesante da digerire, quello che alla fine assorbiamo dal film è proprio che quella donna poteva essere una qualunque di quelle rinchiuse in manicomio e che quella stessa donna oggi, nell'era berlusconiana, non ha un ruolo così diverso.



    Tra le altre cose, ho acquistato recentemente il film in blu-ray, c'è una bellissima edizione dell'Artificial Eyes, costa pure meno del dvd! Lo dico per chi fosse interessato. :)

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  2. Mi sono accorto solo ora del tuo interessante commento. Devo ancora rivederlo una seconda volta questo film e spero di riuscirci il prima possibile.

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