Visualizzazione post con etichetta Jeff Bridges. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jeff Bridges. Mostra tutti i post

domenica 13 febbraio 2011

"Star System" di Robert Weide


A corrente alternata. Forse nessun'altra definizione restituirebbe meglio il senso di questa commedia  romantico-satirica ambientata nel mondo della grande editoria statunitense e basata sul best-seller in cui l'autore Toby Young, ex giornalista inglese di Vanity Fair, descrive ironicamente le proprie disavventure come redattore della celebre rivista.
Il protagonista del film Sidney Young (Simon Pegg) dirige un'audace periodico britannico di spettacolo che si diverte a prendere in giro i grandi nomi dello show-business. Squattrinato ma animato da una forte passione per il proprio lavoro, viene contattato dal direttore della rivista Sharps. Il potente Clayton Harding (Jeff Bridges), nostalgico dei vecchi tempi in cui era partito con il fondare una fanzine indipendente e dissacrante, si rivede in Sidney e decide così di proporgli di venire a lavorare per lui a New York. Sidney accetta con entusiasmo e da qui parte quella che sarà la sua parabola discendente.
L'intento era quello di mettere alla berlina, attraverso le armi della commedia, la frivolezza e la totale assenza di professionalità di molti giornalisti che si occupano di spettacolo, mostrando come il loro lavoro non faccia altro che fondarsi su un duplice canale pubblicitario: per la rivista che pubblica approfondimenti su personaggi di successo e, naturalmente, per questi ultimi che negli articoli vengono esaltati in modo indecente e tratteggiati quasi come degli dei.


Star System – Se non ci sei non esisti però non graffia mai veramente, alternando gags a volte anche molto divertenti (spicca qualche riuscito duetto tra Pegg e Bridges) a una serie notevole di momenti morti in cui la narrazione si trascina stancamente, risultando un po' indigesta.
L'intero film va fortemente a corrente alternata, come dicevamo all'inizio. E qui la complicità della sceneggiatura di Peter Straughan è decisiva: tant'è che quando gli attori (l'inglese e sgraziato Simon Pegg su tutti) sono supportati da buone battute riescono sempre a creare un'atmosfera ironica e spassosa. 
La regia di Robert Weide (al suo primo lungometraggio) è piatta e priva di mordente anche per una commedia scanzonata. Esilarante, invece, l'utilizzo come sorta di leit motiv della imponente campagna di lancio del film Madre Teresa – The Making of a Saint, in cui la figura della santa è interpretata in modo alquanto improbabile da un'affascinante e dissoluta Megan Fox.


mercoledì 9 febbraio 2011

"L'uomo che fissa le capre" di Grant Heslov


Sceneggiatore a quattro mani con George Clooney dell’impeccabile script di Good Night, and Good Luck, Grant Heslov questa volta ci prova come regista, dirigendo nel suo gradevole L’uomo che fissa le capre un cast di tutto rispetto: oltre all’amico Clooney, Ewan McGregor, Kevin Spacey e Jeff Bridges.
Il film è una presa in giro, a tratti persino demenziale, dei presunti tentativi che il governo statunitense avrebbe in passato attuato per cercare di sfruttare il paranormale al fine di combattere i nemici. Bob Wilton, giornalista alla ricerca di un grande scoop che possa imporlo nel suo ambiente lavorativo, si imbatte in un uomo che gli rivela di aver partecipato, nel periodo successivo alla guerra del Vietnam, ad uno speciale programma militare in cui si cercava di sviluppare le capacità psichiche dei soldati. Con tanto di addestramento a tecniche psicologiche di dissuasione alla Luke Skywalker di Guerre Stellari (i soldati sottoposti a questo tipo di esperimenti vengono soprannominati jedi soldiers!). Da qui parte la sua inchiesta su questa incredibile storia, affollata di persone bizzarre e stravaganti, sempre in bilico tra pseudo-superpoteri e follia.


Il riferimento alla disponibilità del governo statunitense a provarle tutte pur di sconfiggere il nemico è chiaro, e dunque, al di là dei progetti legati al potenziamento di abilità paranormali, la mente dello spettatore non può che andare a quei feroci metodi di tortura adottati in Iraq durante l’amministrazione Bush, resi illegali da Obama poco dopo il proprio insediamento. Lo sceneggiatore è Peter Straughan, lo stesso di Star System, pellicola satirica sul mondo del giornalismo cinematografico in cui trovate davvero esilaranti si alternavano a delle pause troppo lunghe. Anche se in alcuni momenti l’intensità comica cala e, soprattutto nella seconda parte, perde abbastanza vistosamente in brillantezza e smalto, l’esordio di Heslov è comunque da considerarsi un lavoro piacevole, che fila piuttosto liscio per la sua ora e mezza di durata.


Davvero spassosi alcuni duetti Clooney-McGregor e un paio di sequenze con un grande Jeff Bridges, che tra l’altro si faceva notare per la sua straordinaria maschera comica anche nel già citato Star System. Un rammarico: vista la trama, il film avrebbe potuto essere ancor più interessante se avesse deciso di graffiare davvero. Rischiando un po’ di più: optando per l’irriverenza.