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lunedì 16 aprile 2012

"To Rome with Love" di Woody Allen: la recensione


L’attesa per l’ultima opera di Woody Allen, tra i critici italiani, era molta. L’assai prolifico cineasta statunitense, infatti, dopo le recenti esperienze lavorative a Londra (Match Point, Scoop, Sogni e delitti e Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni), Barcellona (Vicky Cristina Barcelona) e Parigi (Midnight in Paris), ha scritto e messo in scena una storia, questa volta corale, ambientata nella storica capitale italiana. E lo ha fatto seguendo sostanzialmente il punto di vista di una serie di personaggi americani che si trovano a Roma per studio, vacanza, diletto o, come nel caso della coppia interpretata dallo stesso Allen e da Judy Davis, per conoscere il fidanzato della figlia e la sua famiglia. Di conseguenza, è necessario premettere fin d’ora che la visione della città non può che risultare sostanzialmente ingenua e semplicistica. Il film sarà criticato per questo, con ogni probabilità anche aspramente, ma forse è stato ancor più ingenuo di Allen chi si aspettava dal film una visione profonda o particolarmente fedele della società e della vita romane, se non italiane più in generale.

domenica 13 febbraio 2011

"Star System" di Robert Weide


A corrente alternata. Forse nessun'altra definizione restituirebbe meglio il senso di questa commedia  romantico-satirica ambientata nel mondo della grande editoria statunitense e basata sul best-seller in cui l'autore Toby Young, ex giornalista inglese di Vanity Fair, descrive ironicamente le proprie disavventure come redattore della celebre rivista.
Il protagonista del film Sidney Young (Simon Pegg) dirige un'audace periodico britannico di spettacolo che si diverte a prendere in giro i grandi nomi dello show-business. Squattrinato ma animato da una forte passione per il proprio lavoro, viene contattato dal direttore della rivista Sharps. Il potente Clayton Harding (Jeff Bridges), nostalgico dei vecchi tempi in cui era partito con il fondare una fanzine indipendente e dissacrante, si rivede in Sidney e decide così di proporgli di venire a lavorare per lui a New York. Sidney accetta con entusiasmo e da qui parte quella che sarà la sua parabola discendente.
L'intento era quello di mettere alla berlina, attraverso le armi della commedia, la frivolezza e la totale assenza di professionalità di molti giornalisti che si occupano di spettacolo, mostrando come il loro lavoro non faccia altro che fondarsi su un duplice canale pubblicitario: per la rivista che pubblica approfondimenti su personaggi di successo e, naturalmente, per questi ultimi che negli articoli vengono esaltati in modo indecente e tratteggiati quasi come degli dei.


Star System – Se non ci sei non esisti però non graffia mai veramente, alternando gags a volte anche molto divertenti (spicca qualche riuscito duetto tra Pegg e Bridges) a una serie notevole di momenti morti in cui la narrazione si trascina stancamente, risultando un po' indigesta.
L'intero film va fortemente a corrente alternata, come dicevamo all'inizio. E qui la complicità della sceneggiatura di Peter Straughan è decisiva: tant'è che quando gli attori (l'inglese e sgraziato Simon Pegg su tutti) sono supportati da buone battute riescono sempre a creare un'atmosfera ironica e spassosa. 
La regia di Robert Weide (al suo primo lungometraggio) è piatta e priva di mordente anche per una commedia scanzonata. Esilarante, invece, l'utilizzo come sorta di leit motiv della imponente campagna di lancio del film Madre Teresa – The Making of a Saint, in cui la figura della santa è interpretata in modo alquanto improbabile da un'affascinante e dissoluta Megan Fox.