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giovedì 17 novembre 2011

"Lourdes" di Jessica Hausner


Alcuni film colpiscono per come riescono ad affrontare temi profondi e particolarmente complessi con leggerezza e semplicità, rifuggendo da banali edulcorazioni e infingimenti. Con Lourdes, la giovane regista austriaca Jessica Hausner, autrice unica anche della sceneggiatura, riesce a trattare il tema del mistero della fede in modo così coinvolgente da essere ammirevole.
Il film narra il viaggio a Lourdes di un nutrito gruppo di persone sole, molte delle quali invalide, in cerca nel celebre luogo sacro di guarigione o redenzione. La protagonista Christine (un’ottima Sylvie Testud) è affetta da sclerosi multipla e, non potendo muovere arti inferiori e superiori, è da anni costretta su una sedia a rotelle. Probabilmente non ha molti amici o conoscenti disposti ad occuparsi di lei, visto che partecipa regolarmente a pellegrinaggi e viaggi organizzati per avere la possibilità di uscire di casa e guardare porzioni di mondo che altrimenti le sarebbero precluse. È con questo spirito, senza nutrire molte speranze di guarire, intraprende il viaggio per Lourdes.

mercoledì 6 luglio 2011

"The Road" di John Hillcoat


Tratto dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy, The Road venne presentato alla 66a edizione del festival di Venezia, dove ottenne un buon riscontro di critica. Quando qualche anno fa vidi il film all'anteprima veneziana, ero piuttosto curioso di capire fino a che punto il ben poco conosciuto John Hillcoat sarebbe stato in grado di rendere l’universo cupo e post-apocalittico della celebre opera letteraria del 2006 (tradotta in Italia nel 2007 da Einaudi). Il risultato, pur non essendo entusiasmante, è buono e in particolare è molto apprezzabile il crudo realismo con il quale si è deciso di presentare il disperato viaggio on the road,  sullo sfondo di un Nord America deserto e desolato, di un padre (Viggo Mortensen) e di un figlio (Kodi Smit-McPhee) alla affannosa ricerca di un posto sicuro in cui provare a sopravvivere. Come nel libro di McCarthy, non ci è dato sapere cosa abbia ridotto il mondo in queste condizioni (non ci sono animali né piante e l’unica forma di vita rimasta sembra essere l’uomo); potrebbe essere stato un conflitto nucleare, un cataclisma naturale o un particolare virus. In ogni caso, poco importano le cause: ciò che risulta sconvolgente è il modo in cui gli esseri umani hanno reagito alla situazione in cui si sono malauguratamente ritrovati.

venerdì 18 marzo 2011

"La doppia ora" di Giuseppe Capotondi


Nel 2009 Giuseppe Capotondi debutta dietro la macchina da presa con un film che difficilmente si associerebbe a un esordiente e che sembra letteralmente un corpo estraneo rispetto alle consuete produzioni nazionali di questi ultimi anni.
Sonia (Ksenia Rappoport) e Guido (Filippo Timi), una cameriera e un ex poliziotto che ora fa il guardiano in una grossa villa, si conoscono in una malinconica serata ad uno speed date (gli appuntamenti organizzati in cui si fa conoscenza con altre persone girando di tavolo in tavolo). Tra loro c’è da subito attrazione e così decidono di continuare a vedersi e uscire insieme. Ci guardiamo bene dallo scrivere altro, dal momento che da qui in avanti La doppia ora sarà un colpo di scena continuo: l’opera prima di Capotondi, infatti, è costruita in maniera impeccabile e cambia ritmo in continuazione, sfuggendo a chi guarda con mirabile sistematicità.

lunedì 28 febbraio 2011

"A Single Man" di Tom Ford. Una storia d'amore


Fresco vincitore dell’Oscar come miglior attore protagonista per l’impeccabile interpretazione di re Giorgio VI nel solido e formalmente rigoroso ma non memorabile Il discorso del re di Tom Hooper, omaggiamo Colin Firth proponendovi la nostra recensione di A Single Man, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Christopher Isherwood in cui il grande attore britannico ha fornito quella che forse rimane tuttora la migliore performance della sua carriera. 
Al 66° Festival di Venezia lo stilista texano Tom Ford, alla prima fatica dietro la macchina da presa, stupì un po’ tutti dimostrando con questo suo ottimo esordio una padronanza del mezzo e un senso drammaturgico invidiabili, essendo egli anche autore (insieme a David Scearce) di una sceneggiatura davvero ben scritta che si alimenta di dialoghi insolitamente profondi e perfettamente calibrati.