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mercoledì 11 gennaio 2012

"La talpa" di Thomas Alfredson


Presentato in concorso all’ultima edizione del festival di Venezia, La talpa venne accolto molto positivamente dalla critica e, da quel che si disse, fu fino all’ultimo in lizza per uno dei premi più importanti, per poi però rimanere a sorpresa all’asciutto. Il film segna il ritorno dietro la macchina da presa del talentuoso Tomas Alfredson a tre anni di distanza dal piccolo cult svedese Lasciami entrare (2008), di cui è stato immediatamente realizzato un (ottimo) remake statunitense uscito nelle nostre sale lo scorso 30 settembre (Blood Story di Matt Reeves).

venerdì 21 ottobre 2011

"Lasciami entrare" di Thomas Alfredson

 

Dopo avervi postato le mie riflessioni su Blood Story, vi propongo ora la mia recensione del film originale, cui facevo implicito riferimento analizzando la pellicola di Reeves e di cui scrissi all’epoca della visione all’anteprima stampa romana del dicembre 2008.
Presentato alla 26a edizione del Torino Film Festival e accolto entusiasticamente da gran parte della critica internazionale, Lasciami entrare di Tomas Alfredson è una sorta di horror sentimentale che in realtà sfugge alla rigidità di una qualsiasi etichetta. Precipuo punto di forza della pellicola in questione è, infatti,  quello di cambiare direzione almeno tre volte nel corso del suo sviluppo: inizialmente, nei primissimi minuti, può legittimamente sembrare un serial killer movie, in un secondo momento si presenta come un vampire movie, per poi finalmente rivelarsi, dopo mezz'ora circa, per ciò che effettivamente è: un'atipica storia d'amore tra un dodicenne e una bambina vampira.

domenica 2 ottobre 2011

"Blood Story" di Matt Reeves


Presentato nel 2010 al Festival Internazionale del Film di Roma, Blood Story è senz'altro una conferma per il regista Matt Reeves dopo il riuscito Cloverfield (2008). La scelta di dedicarsi al remake di una recentissima opera svedese molto apprezzata in tutto il mondo (Lasciami entrare di Tomas Alfredson, 2008) rappresentava certamente un notevole rischio. Se le premesse per un passo falso c’erano tutte, il quarantaquattrenne newyorchese ne esce invece a testa alta e riesce nell’impresa di confermare molti dei pregi dell’originale (un buon film con diversi difetti, ma con il notevole merito di dare nuova linfa al filone del vampire movie), aggiungendo in più alcuni interessanti tocchi personali sul piano stilistico-visivo e della struttura narrativa.