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lunedì 22 febbraio 2016

Berlino 66: la classifica dei migliori 10 film del Festival e il trionfo di "Fuocoammare" di Gianfranco Rosi


Dopo dieci intensi giorni passati a Berlino e culminati con il meritato trionfo di Gianfranco Rosi per il suo potente e originale documentario Fuocoammare sull'isola di Lampedusa, è arrivato il momento di stilare un breve resoconto della 66a edizione del Festival di Berlino
Quest'anno la proposta della storica kermesse tedesca non è stata particolarmente stimolante, specialmente se si prende in considerazione il Concorso. Avendo visto quasi tutti i film in corsa per l'Orso d'oro (tra quelli apprezzati e premiati, ho perso il film-fiume di 8 ore A Lullaby to the Sorrowful Mystery di Lav Diaz, il cinese Crosscurrent di Yang Chao e il polacco United States of Love di Tomasz Wasilewski), posso dire che a parte Fuocoammare di Rosi, La comune di Thomas Vinterberg e 24 Weeks di Anne Zohra Berrached nulla mi ha veramente colpito a fondo.

venerdì 7 marzo 2014

"The Grand Budapest Hotel" di Wes Anderson: un interessante backstage di 4 minuti e mezzo e una nuova clip


Manca ormai poco più di un mese all'uscita nei nostri cinema di The Gran Budapest Hotel di Wes Anderson (che verrà distribuito in Italia a partire dal 10 aprile con il titolo originale privato dell'articolo "The"), vincitore tre settimane fa del Gran premio della giuria al Festival di Berlino e, in quel contesto, accolto molto positivamente dalla critica internazionale.
Composto da un cast nutritissimo (Ralph FiennesAdrien BrodyWillem DafoeJeff GoldblumHarvey KeitelJude LawBill MurrayEdward NortonJason SchwartzmanTilda SwintonTom WilkinsonOwen WilsonF. Murray AbrahamLea Séydoux e Mathieu Amalric!), il nuovo lavoro di Anderson è ambientato nell'Europa degli anni venti del Novecento all'interno di un lussuoso hotel dove due eventi inaspettati, un omicidio e il furto di un importante dipinto rinascimentale, finiscono per influenzare la quotidianità di numerosi personaggi.

domenica 5 gennaio 2014

"The Grand Budapest Hotel" di Wes Anderson: il secondo trailer e due nuove clip


Avvicinandosi l'anteprima mondiale del 6 febbraio, quando l'atteso nuovo lavoro di Wes Anderson aprirà la 64a edizione del Festival di Berlino (6-16 febbraio), nelle ultime settimane sono stati diffusi sul web tre interessanti video riguardanti The Grand Budapest Hotel: un brioso secondo trailer che presenta una rapida carrellata sui molteplici personaggi che daranno vita alla bizzarra commedia (il cast è davvero sbalorditivo) e due eleganti e suggestive clip apparse negli scorsi giorni con protagonisti il portiere d'albergo M. Gustave (Ralph Fiennes) e il facchino Zero (Tony Revolory), con l'apparizione anche dell'ispettore Henckels (Edward Norton) nella parte finale della seconda clip.

venerdì 8 novembre 2013

"Qualunquemente" di Giulio Manfredonia: la rencensione


Dopo quattro anni di latitanza in Sud America utili a evitare il carcere per bancarotta fraudolenta, falsa fatturazione e riciclaggio, Cetto La Qualunque (Antonio Albanese) fa ritorno a Marina di Sopra, il paese natio calabrese dal nome malizioso. La ‘ndrangheta lo considera l’uomo ideale per impedire la vittoria alle prossime elezioni comunali di Giovanni De Santis (Salvatore Cantalupo), candidato che si propone come paladino della legalità. Fattosi convincere a entrare in politica per difendere le proprie attività commerciali abusive e il diritto ad evadere le tasse, Cetto tuttavia si trova presto costretto a ingaggiare un noto spin doctor (Sergio Rubini) al fine di avere la meglio sul moralmente integro avversario politico, in netto vantaggio nei sondaggi.

lunedì 18 febbraio 2013

I vincitori della 63a edizione del Festival di Berlino


Sabato scorso si è svolta la cerimonia di premiazione della 63a edizione del Festival di Berlino. Qui di seguito tutti i premi principali assegnati dalla giuria presieduta da Wong Kar-wai:

Orso d'oro per il miglior film: Child's Pose (Romania) di Calin Peter Netzer.

Gran premio della giuria: An Episode in the Life of an Iron Picker (Francia, Slovenia) di Danis Tanovic.

Orso d'argento per la miglior regia: David Gordon Green per Prince Avalace (USA).

martedì 29 maggio 2012

Il 29 e il 31 maggio l'acclamato documentario in 3D di Werner Herzog "Cave of Forgotten Dreams" nelle sale del circuito The Space Cinema


Il 29 e il 31 maggio, nelle sale del circuito The Space Cinema (in collaborazione con la rivista Focus), sarà possibile vedere Cave of Forgotten Dreams, il documentario in 3D in cui il grande cineasta Werner Herzog è riuscito a filmare per la prima volta la grotta Chauvet (Francia meridionale), scoperta nel 1994 e che ha la peculiarità di ospitare le più antiche pitture rupestri della storia dell'umanità, risalenti a circa 32.000 anni fa.
Herzog ha deciso di riprendere l'espressione d'arte più lontana nel tempo conosciuta dall'uomo attraverso l'ultima tecnologia del 3D in alta definizione e il risultato, a leggere cosa scrissero i critici che ebbero la possibilità di vederlo ai festival di Toronto e Berlino del 2011, sembra essere straordinario. In molti hanno parlato di capolavoro, quasi tutti di un utilizzo innovativo e sorprendente di quella tecnologia 3D finora usata quasi esclusivamente nei contesti fantascientifici, fantasy o legati ad epiche avventure.

domenica 1 aprile 2012

"Diaz" di Daniele Vicari: il trailer e due brevi backstage


Presentato nella sezione "Panorama" dell'ultimo festival di Berlino, dove si è aggiudicato il premio del pubblico in quanto secondo film più apprezzato dagli spettatori nell'ambito della sezione d'appartenenza, la pellicola di Daniele Vicari (Velocità massimaIl mio paeseIl passato è una terra straniera) sulle tragiche vicende del G8 di Genova del 2001 uscirà nei cinema italiani il prossimo 13 aprile. Accolto positivamente dalla critica internazionale, Diaz - Non pulire questo sangue, in virtù della delicatezza e complessità dell'argomento affrontato, è sicuramente uno dei film nostrani che attendo con maggiore curiosità.

giovedì 1 marzo 2012

Esce domani al cinema "Cesare deve morire" dei fratelli Taviani: il trailer originale


Domani, venerdì 2 marzo, esce nei cinema italiani l'ultimo film dei fratelli Taviani, vincitore a sorpresa un paio di settimana fa dell'Orso d'oro al festival di Berlino, dove una pellicola italiana non si imponeva dall'ormai lontano 1991 quando Marco Ferreri vinse il premio più importante con La casa del sorriso.
Cesare deve morire sarà distribuito in 40 copie dalla Sacher di Nanni Moretti dopo essere stato rifiutato da numerosi distributori, poco inclini a investire su un docu-film che raccontasse la vita e l'esperienza di una serie di carcerati di Rebibbia attraverso una particolare rivisitazione del Giulio Cesare di Shakespeare. Amaro a tal proposito è stato il commento dello stesso Moretti che, dopo il prestigioso riconoscimento berlinese, ha affermato che questa vittoria non era certo da considerasi un'affermazione del cinema italiano ma più propriamente una vittoria dei soli fratelli Taviani. E ciò non può far altro che portarci nuovamente a riflettere sulle enormi difficoltà cui va incontro in Italia quel tipo di cinema che sulla carta si presenta come poco commercializzabile (per ironia della sorte poi, dopo il successo di critica ottenuto al festival, il film è stato venduto in ben 24 paesi stranieri, tra cui anche Stati Uniti, Inghilterra, Francia e Spagna).
 

martedì 15 marzo 2011

"Il giardino di limoni" di Eran Riklis


Confine tra Cisgiordania e Israele ai giorni nostri. Salma Zidane è una donna palestinese che da anni vive grazie al suo bellissimo e prolifico giardino di limoni. Un giorno apprende di avere un nuovo inaspettato vicino di casa: al di là del confine, a pochi metri dalla dimora in cui abita la sua famiglia da decenni, si stabilisce il neo-Ministro della Difesa israeliano Navon con l'affascinante moglie Mira, al cui seguito si mobilita un gran numero di soldati dell'esercito e di guardie del corpo. Ben presto il giardino dei limoni verrà visto dall'entourage del ministro come una potenziale minaccia, e si converrà di optare per l'abbattimento in cambio di una misera ricompensa a carico dello stato israeliano. Oltre ad essere la sua unica fonte di sostentamento, però, il giardino rappresenta per Salma un incalcolabile patrimonio affettivo: rimasta sola in seguito alla morte del marito e alla crescita dei tre figli, il giardino è infatti tutta la sua vita. Aiutata da un giovane ambizioso avvocato, decide così di ricorrere in tribunale nella speranza di evitarne l’abbattimento. Da qui parte Il giardino di limoni (Etz Limon) di Eran Riklis, presentato in molti festival europei nel 2008, tra cui quello di Torino, e vincitore del premio del pubblico al festival di Berlino.

sabato 12 febbraio 2011

"Tropa de Elite" di José Padilha

È stato presentato ieri al festival di Berlino Tropa de Elite 2 – O Inimigo Agora è Utro, il seguito del fortunato film del brasiliano José Padilha che alla Berlinale del 2008 si era aggiudicato contro ogni pronostico l’Orso d’oro battendo sul filo di lana il capolavoro di Paul Thomas Anderson Il Petroliere. Cogliamo l’occasione per proporvi la nostra recensione del primo film scritta per il mensile Cinem'Art all’epoca dell’uscita nei nostri cinema.


Tropa de Elite, pur non presentando un particolare sguardo d’autore e facendo ricorso ad una struttura narrativa tipica del solido prodotto hollywoodiano (spettacolarizzazione, costruzione temporale non lineare, utilizzo un po’ ammiccante della voce fuori campo), è di sicuro un buon lavoro ed ha il notevole pregio di restituire la tragica situazione delle favelas in gran parte della sua complessità. Fin dall’inizio la scelta è quella di concentrarsi sulla polizia, a differenza ad esempio del celebre City of God di Meirelles, dove il punto di vista adottato era quello dei trafficanti.
A Rio de Janeiro nel 1997 la maggioranza dei poliziotti, sottopagati e male addestrati, tende ad essere facilmente corruttibile e sembra non avere alcuna intenzione di rischiare la vita mettendosi in guerra con i trafficanti che controllano le favelas. Se la polizia è in gran parte corrotta, la popolazione sembra stare dalla parte dei trafficanti, i quali perlomeno assicurano agli abitanti delle favelas una certa protezione. Poi c’è la tropa de elite che dà il titolo al film, detta anche Bope, vale a dire l’implacabile squadra dei reparti speciali (che può contare solo su cento unità) con il compito di risolvere le situazioni di emergenza. In questo contesto apparentemente senza via d’uscita, viene ordinato al capitano del Bope Nascimento (il convincente Wagner Moura) di fare una serie di irruzioni in alcune favelas per renderle temporaneamente sicure in previsione dell’arrivo di Papa Giovanni Paolo II.


Tropa de Elite è una pellicola d’azione ben costruita che, intrattenendo con abilità lo spettatore, denuncia l’inefficienza e l’inadeguatezza degli organi della polizia brasiliana e guarda con rispetto al Bope, pur raffigurando un panorama complesso e per nulla manicheo in cui non è semplice discernere il bene dal male – si pensi ai ragazzi benestanti della ONG che contribuiscono a finanziare il mercato della droga dei trafficanti. Dal vincitore di un festival importante come quello di Berlino, comunque, ci saremmo aspettati uno sguardo più profondo, spiazzante e, soprattutto, un linguaggio cinematografico maggiormente ricercato ed innovativo.