Ad inizio marzo vi avevo proposto un articolo contenente tre saggi video molto interessanti sulla prima parte della carriera di Paul Thomas Anderson, dai primi cortometraggi a Ubriaco d'amore. Tra aprile e maggio, il regista e sceneggiatore statunitense Cameron Beyl ha completato la propria opera e ha diffuso sul suo sito The Director Series altri due video che analizzano la filmografia del cineasta losangelino. Questa volta si va da Il petroliere al documentario Junun, passando per The Master, Vizio di forma e anche quattro videoclip (Hot Knife di Fiona Apple, Sapokanikan e Divers di Joanna Newsom, Daydreaming dei Radiohead).
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giovedì 23 giugno 2016
mercoledì 9 marzo 2016
Dai cortometraggi a "Ubriaco d'amore": la prima parte della carriera di Paul Thomas Anderson analizzata in tre saggi video molto interessanti. Guardali qui sotto!
Si tratta con ogni probabilità del cineasta più eclettico attualmente in attività nel panorama mondiale e da tempo sono convinto che negli anni a venire verrà considerato come uno dei pochi grandi maestri della nostra epoca. Chi segue questo blog, attivo ormai da quasi sei anni, d'altronde sa già della mia passione smisurata per il suo cinema: Paul Thomas Anderson, su cui cerco di informarvi non appena appaiono in giro per il web novità che lo riguardano, è infatti forse l'unico regista contemporaneo a non essersi finora mai ripetuto, spaziando con maestria da un genere all'altro e in alcuni passaggi rinnovando anche in maniera sostanziale la propria poetica.
mercoledì 26 giugno 2013
Paul Thomas Anderson compie oggi 43 anni
Mentre è nel pieno delle riprese del suo ultimo lavoro tratto dal romanzo di Thomas Pynchon, quell'Inherent Vice su cui cerco di tenervi il più aggiornati possibile, compie oggi 43 anni il più talentuoso dei registi nordamericani affermatisi a partire dagli anni Novanta del secolo scorso: Paul Thomas Anderson.
Come potete facilmente immaginare, considerato anche il titolo di questo blog, credo che il cineasta losangelino originario della San Fernando Valley – che ha già alle spalle 5 opere straordinarie come Boogie Nights, Magnolia, Ubriaco d'amore, Il petroliere e The Master – sia uno dei più importanti registi al mondo attualmente in attività.
giovedì 3 maggio 2012
L'indole poetica di Paul Thomas Anderson
Dall'ultima volta che ve ne ho parlato, confermandovi l'uscita statunitense di The Master per il 12 ottobre 2012, non ci sono state novità sostanziali riguardo alla nuova ambiziosa opera di Paul Thomas Anderson. Lo scorso 18 aprile è uscito sul sito del New York Times un interessante articolo sul film (potete leggerlo qui), che però non dice molto di più di ciò (quel poco) che era già noto. Il giorno successivo, il 19 aprile, è stata annunciata la selezione ufficiale del festival di Cannes e si è avuta la conferma – come d'altronde vi avevo anticipato in più di un'occasione – che la pellicola, non ancora pronta, non sarà proiettata nel prestigioso conteso della Croisette. Grazie al blog Cigarettes and Red Vines, circa un paio di giorni fa sono venuto a conoscenza del fatto che la assai rispettata American Cinematographer, la rivista della prestigiosa associazione americana dei direttori della fotografia, nel nuovo numero di maggio contiene un articolo intitolato Tales of Ordinary Madness.
mercoledì 7 marzo 2012
"The Master" di Paul Thomas Anderson forse nelle sale a ottobre
Ho cercato di tenervi sempre il più possibile informati sull'attesissimo The Master (o qualunque altro sarà il titolo definitivo) di Paul Thomas Anderson, dalla complicata gestazione del progetto alla fase di riprese fino al montaggio e alla post-produzione. Ora, dopo parecchio tempo che non si avevano più novità a riguardo, qualche giorno fa il compositore, chitarrista e tastierista Johnny Greenwood ha dichiarato in un'intervista rilasciata al The Guardian di stare lavorando, tra una pausa e l'altra del tour statunitense che lo vede protagonista con i suoi Radiohead, alla colonna sonora del nuovo film del grande cineasta losangelino.
È invece di ieri la notizia che probabilmente The Master uscirà a ottobre nelle sale nordamericane, almeno stando alle parole che la produttrice Megan Ellison ha postato sul canale twitter del blog di riferimento per gli amanti di Paul Thomas Anderson, il più volte da me citato Cigarettes and Red Vines.
mercoledì 7 dicembre 2011
Jonny Greenwood e Paul Thomas Anderson ancora insieme: il chitarrista dei Radiohead curerà le musiche di "The Master"
La notizia è di quelle che non lasciano indifferenti. Fin dall'inizio delle riprese, ho cercato di tenervi il più possibile aggiornati sull'evoluzione del tanto atteso nuovo progetto cinematografico di Paul Thomas Anderson, noto ormai da più di un anno con il titolo The Master (in realtà ancora non ufficiale e quindi passibile di modifiche). Mentre il grande cineasta losangelino è con ogni probabilità ancora impegnato nel montaggio del film (le riprese sono ormai terminate da quasi ter mesi), l'altro ieri si è diffusa su molti siti di cinema statunitensi l'indiscrezione di una nuova collaborazione tra Anderson e Jonny Greenwood, il chitarrista dei Radiohead autore della straordinaria colonna sonora de Il petroliere.
venerdì 11 marzo 2011
"Rachel sta per sposarsi" di Jonathan Demme
Ci sono opere che si distinguono per il loro approccio sincero, diretto, poeticamente sobrio alla vita ed alle sue molteplici vicissitudini. Generalmente questo tipo di film si rivelano essere particolarmente interessanti, in quanto riescono a restituire l’esistenza quotidiana degli esseri umani e i rapporti più vari che li lega gli uni con gli altri attraverso semplici dettagli, espressioni e circostanze solo apparentemente insignificanti. Quando si pensa al cinema in questi termini, viene subito in mente la poetica di John Cassavetes, il grande maestro del versante fiction del New American Cinema, la cui concezione della settima arte si fondava su una rigorosa ricerca indirizzata ad una rappresentazione che fosse quanto più possibile legata al reale (tenuto conto dei limiti imposti per sua stessa natura dal mezzo cinematografico) e che conseguentemente cercasse di fuggire da ogni tipo di stereotipizzazione e di banale edulcorazione. Ed è in questa direzione, ci sembra, che si diriga con successo l’ultimo lavoro di Jonathan Demme, il toccante Rachel sta per sposarsi. Non a caso il cinquantasettenne cineasta newyorchese, a proposito di questo film, ha affermato di non aver pianificato neanche un'inquadratura in anticipo, facendosi trasportare sul set dalle emozioni del momento e conferendo così alla pellicola naturalezza e freschezza.
sabato 26 giugno 2010
Buon Compleanno, Paul!

Oggi compie 40 anni Paul Thomas Anderson, il più talentuoso e ambizioso regista che il cinema mondiale abbia offerto a partire dagli anni Novanta dello scorso secolo. Autore di alcune delle sequenze cinematograficamente più significative dell'ultimo decennio, Paul Thomas Anderson è cineasta raffinatissimo. Anche se dopo Il petroliere l'atteggiamento dei critici nei suoi confronti sembra sia cambiato piuttosto sensibilmente, l'impressione di fondo è che il regista statunitense sia tuttora parzialmente sottovalutato, soprattutto da certa critica italiana non ancora in grado di coglierne appieno la grandezza. A soli 40 anni è autore di almeno due capolavori (Magnolia e Il petroliere, appunto) e di due film straordinari (Boogie Nights e Ubriaco d'amore). Raramente nella storia del cinema si sono visti autori così giovani dirigere opere che prepotentemente ostentano una tale maturità: girare un film come Magnolia a 29 anni non è proprio uno scherzo. Anzi, è roba da fuoriclasse, da registi con una marcia in più.
Troppo frettolosamente etichettato da diversi critici come ambizioso e magniloquente fino all'eccesso, il nostro è, in particolar modo negli Stati Uniti, giustamente adorato dalla critica ma soprattutto dai colleghi e dagli addetti ai lavori: Stanley Kubrick lo volle conoscere di persona dopo essere stato ammaliato dall'esuberanza stilistico-narrativa di Boogie Nights; Woody Allen fu colpito grandemente da Magnolia; Francis Ford Coppola considera Ubriaco d'amore uno dei film più innovativi degli ultimi anni (nel corso di una sua bella intervista rilasciata lo scorso anno a LA Weekly, lo ha definito senza troppi giri di parole “fresh”, “unique”, “a work of art”); Quentin Tarantino ha da poco pubblicamente esternato che lo considera il più grande “film-maker artist” in circolazione nel panorama nordamericano. A tal proposito ci sembra interessante far presente che proprio Tarantino, notoriamente conosciuto per la grandezza smisurata del suo ego, ha affermato di essere stato spinto dal collega ad alzare la posta in gioco in Bastardi senza gloria: “Se un paio di anni fa non fosse uscito Il petroliere, difficilmente avrei girato il mio nuovo film. Nessuno mi spinge a fare meglio, a migliorarmi, più del mio amico Paul”.

Ci sarebbe davvero molto da scrivere su questo cineasta straordinario e sul ruolo da lui svolto nella cinematografia statunitense contemporanea. Per ora, ci limitiamo a rimandarvi alle recensioni di Ubriaco d'amore e Il petroliere già presenti nel blog e a proporvi la nostra recensione (che trovate qui) di uno dei più importanti film degli ultimi 15 anni: Magnolia.
sabato 24 aprile 2010
Il petroliere: There Is a Masterpiece
A cinque anni di distanza dalla distorta e surreale love story di Ubriaco d’amore, il regista/sceneggiatore statunitense Paul Thomas Anderson nel 2007 cambia decisamente registro e torna alla regia con una pellicola dura, profondamente cupa e pessimista, che a differenza di tutti i suoi lavori precedenti non lascia spazio alcuno a possibilità di speranza o redenzione. Come in Ubriaco d’amore, però, il giovane cineasta della San Fernando Valley mette di nuovo al centro della narrazione un unico personaggio, rimanendo dunque ancora lontano dalle narrazioni multiple dal sapore altmaniano di Boogie Nights e Magnolia.
Il petroliere (l'evocativo titolo originale, con cui giochiamo nel titolo dell'articolo, è There Will Be Blood) è un film audace, tanto coraggioso quanto complesso e al contempo profondamente radicato nella cultura americana: come ha giustamente scritto su Il Manifesto Giulia D’Agnolo Vallan all'epoca dell'uscita del film, imperniato sulle sue due anime primarie (il capitalismo e l’evangelismo). Un lavoro di grande valore che forse neppure dopo una terza visione dà a chi guarda la possibilità di coglierne appieno le diverse sfumature e i molteplici temi suggeriti tra le righe.
Ambientata a cavallo tra il XIX e il XX secolo (e più precisamente tra il 1898 e il 1927), l'opera è stata appropriatamente definita da diversi critici americani come un character study, vale a dire uno studio approfondito su un unico personaggio. Effettivamente la pellicola si concentra quasi esclusivamente su Daniel Plainview (un Daniel Day-Lewis di indicibile bravura), un uomo taciturno, essenzialmente solitario e misantropo, ossessionato dall’idea di arricchirsi grandemente scovando e comprando a somme molto basse territori colmi di oro nero. Oltre a Plainview – che è chiaramente una demitizzazione personificata del classico self-made man a stelle e strisce – l’altro personaggio che riveste una grande importanza all’interno della pellicola è Eli Sunday (interpretato dall’ottimo Paul Dano), l’ambiguo predicatore della comunità in cui giunge l’avido cercatore di petrolio e nella quale si svolge la estesa parte centrale della narrazione. Anderson ci mostra l’inarrestabile e progressiva ascesa del protagonista principale senza giudicarlo, senza infingimenti, evitando abilmente – come d’altronde ci ha abituati fin dal suo esordio con Sidney – di assumere atteggiamenti moralistici che sarebbero risultati del tutto fuori luogo. E nel frattempo introduce lentamente la sinistra figura del predicatore, che a poco a poco si rivela essere sempre più vicina e simile a quella di Plainview. Dal film emerge uno sguardo impietoso, privo di banali edulcorazioni, sull’avidità, l’egoismo e l’ipocrisia che albergano nell’animo umano.
Ciò che realmente sorprende è l’eclettismo di Anderson, il quale si mette in maniera encomiabile al servizio della storia che deve narrare e offre una prova registica sobria e perfettamente calibrata, piuttosto lontana dallo stile dominante in Boogie Nights, Magnolia e Ubriaco d’amore, che si alimentava spesso di rapidi e irrequieti movimenti di macchina e panoramiche a schiaffo. Qui i movimenti fluidi e lenti della macchina da presa, alla continua ricerca delle linee orizzontali o verticali di movimenti umani, trivelle, torri per l'estrazione, tubature o cinghie, sono in perfetta simbiosi con le immagini e con la straordinaria musica per orchestra composta da Johnny Greenwood, che funge da costante elemento perturbante concorrendo a dare forma a una sorta di sublime poema sinfonico-cinematografico crudo e oscuro.
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