giovedì 11 agosto 2011

Qualche riga sulla struttura temporale di "Sorelle Mai" di Marco Bellocchio


Frutto di sei dei laboratori “Fare Cinema” curati da Marco Bellocchio tra il 1999 e il 2008, avvalsisi della partecipazione di giovani che hanno avuto la possibilità di misurarsi con il mestiere cinematografico, Sorelle Mai è un’opera molto interessante in particolare per la sua struttura temporale.
Per stessa ammissione del settantunenne regista piacentino, l’intenzione iniziale non era in alcun modo quella di fare di questi episodi girati separatamente e a distanza di anni un lungometraggio. Almeno fino a quando egli non ha ravvisato una stimolante e in qualche misura imprevista continuità tra i differenti episodi. Questa evidente componente casuale alla base del processo produttivo di Sorelle Mai ne costituisce forse il principale motivo di fascino (gli stessi singoli episodi non sono basati, come di solito avviene, su una sceneggiatura totalmente predeterminata e sembrano in modo programmatico aperti alla ispirazione del momento). Data la struttura marcatamente ellittica del film, infatti, lo spettatore è spinto a mettersi in gioco riempiendo con la propria immaginazione i vuoti narrativi tra un episodio e l’altro e, conseguentemente, a interrogarsi sulle cause del mutamento occorso nei personaggi e nei rapporti che li legano.

lunedì 8 agosto 2011

"The Informant!" di Steven Soderbergh


Ispirato a una storia realmente accaduta, The Informant! è una sorta di versione parodica del più classico degli spy-movie. Mark Withacre (Matt Damon) è un goffo ma preparato manager della ADM, una grossa multinazionale dell’industria agroalimentare. Una serie di attività illegali in cui è coinvolta l’azienda dove lavora lo spingono a divenire un informatore segreto dell’FBI, nel tentativo di avere la certezza di uscire pulito da questa scomoda situazione. La verità però, come spesso accade, è ben più complessa di quello che inizialmente può sembrare.
Il quarantaseienne cineasta di Atlanta fortunatamente decide di abbandonare le ambizioni che spesso in passato lo hanno portato ad insuccessi anche clamorosi (oltre ai due film sull’ultimo anno di vita di Che Guevara, si pensi a prove incolori come quelle di Solaris, Full Frontal o Intrigo a Berlino). Anche se non si può certo dire che questo suo ultimo film sia un lavoro convincente.

giovedì 4 agosto 2011

"Funny People" di Judd Apatow


Che il terzo lungometraggio di Judd Apatow (40 anni vergine, Molto incinta) fosse particolarmente ambizioso, si intuiva già dalla durata e dal cast coinvolto: non capita tutti i giorni, infatti, di vedere un film – sulla carta una commedia  – di 145 minuti e che riunisce attori comici come Adam Sandler, Seth Rogen e Jonah Hill con interpreti perlopiù drammatici come Eric Bana o legati a doppio filo al movimento indie come Jason Schwartzman.
George Simmons (Adam Sandler) è un comico molto celebre che si ritrova all’improvviso a fare i conti con il proprio grave stato di salute. Questa sua condizione lo porterà a riconsiderare la propria vita e, di conseguenza, i rapporti con le persone che hanno avuto un ruolo importante nel suo percorso di crescita. Cercherà quindi di riparare a quelli che considera gli errori commessi in passato e, nel frattempo, incontrerà dei giovani ragazzi aspiranti comici, stringendo amicizia in particolare con il talentuoso Ira (Seth Rogen).

domenica 31 luglio 2011

"Moulin Rouge!" di Baz Luhrmann


Parigi, 1900. Christian (Ewan McGregor), un giovane e appassionato aspirante scrittore inglese, giunge nella capitale transalpina con la speranza di divenire un apprezzato romanziere di storie d'amore. Si trasferisce nel quartiere di Montmartre, dove viene coinvolto da alcuni bizzarri e stravaganti artisti bohémien (tra cui l'eclettico Toulouse-Lautrec) nell'allestimento di un surreale spettacolo teatrale dal titolo “Spettacolo spettacolare”. Il gruppo di squattrinati è alla disperata ricerca di risorse economiche e finisce per convincere Christian a provare a sedurre Satine, la ballerina più attraente del Moulin Rouge che sogna un futuro da attrice, allo scopo di coinvolgere finanziariamente il proprietario del celebre locale notturno. Quest'ultimo, anch'egli alla ricerca di denaro per trasformare il suo bordello di lusso in un teatro, ha però già promesso la bella Satine ad un facoltoso duca. A causa di un divertente susseguirsi di equivoci, l'affascinate ragazza inizialmente scambia Christian per il duca, finendo per innamorarsene. Da qui naturalmente partirà tutta una serie di sviluppi della trama, a metà tra favola romantica e dramma sentimentale.

domenica 24 luglio 2011

"Funny Games U.S." di Michael Haneke


Raramente si è nelle condizioni di poter parlare bene di un remake. Ancor più di rado ci si trova nella posizione di esaltarsi per una tale operazione cinematografica. Il caso dell’ultimo film di Michael Haneke è di certo un po’ particolare. La versione statunitense di Funny Games (Funny Games U.S.) è una rigorosa e fedele riproposizione dell’omonimo film precedente (1997), diretto dallo stesso autore austriaco di origine tedesca: stesse sequenze, medesime inquadrature, movimenti degli attori quasi identici. L’unico vero elemento che differenzia le due versioni sono gli attori che vi prendono parte: uno straordinario cast composto da Naomi Watts, Tim Roth e Michael Pitt sostituisce gli ottimi Susane Lothar, Ulrich Mühe (il grande attore de La vita degli altri scomparso ormai quattro anni fa) e Arno Frisch della versione originale. Un’operazione simile la fece nel 1998 il regista danese Ole Bornedal, che sbarcò ad Hollywood rifacendo con Ewan McGregor e Nick Nolte il thriller Nightwatch (non così deprecabile come si disse), versione americana quasi identica alla pellicola girata in patria.

venerdì 15 luglio 2011

"Contagion" di Steven Soderbergh: il trailer


Dopo l'interessante Bubble (2005), Steven Soderbergh non ne ha davvero azzeccata più una. Non si può certo affermare, infatti, che Intrigo a Berlino (2006), Ocean's Thirteen (2007) o The Informant! (2009) siano opere di particolare interesse. Per non parlare del pretenzioso e scialbo dittico dedicato alla figura di Che Guevara (Che - L'argentino e Che - Guerriglia, ambedue del 2008). Anche prima del 2005, per la verità, il regista di Atlanta veniva da una serie di film molto deludenti: Full Frontal (2002), Solaris (2002) e Ocean's Twelve (2004). A ben vedere, tolto il citato Bubble, dal 2001 Soderbergh non ha mai più trovato lo smalto di Sesso, bugie e videotape (1989), il film d'esordio con cui vinse contro ogni pronostico la Palma d'Oro al Festival di Cannes, o delle convincenti pellicole di intrattenimento più o meno impegnate Out of Sight (1998), Traffic (2000) e Erin Brockovich (2000).

lunedì 11 luglio 2011

"Vegas: Based on a True Story" di Amir Naderi


Girato in un digitale ruvido e con un budget molto limitato, Vegas: Based on a True Story dell’iraniano Amir Naderi propone la semplice storia di un piccolo nucleo familiare che vive tra gli stenti in un sobborgo di Las Vegas. Mentre il figlio appena dodicenne va a scuola, Eddie lavora in un’officina come gommista e la moglie Tracy ha un impiego in un ristorante economico. Eddie e Tracy hanno un passato da giocatori d’azzardo e si sforzano di non cadere nuovamente nel temibile vizio. La loro vita va avanti senza sussulti, fino a quando non gli piomba davanti casa un uomo misterioso che prima si spaccia come un marine in congedo dall’Iraq interessato ad acquistare la casa in cui vivono, poi afferma che una valigia piena di soldi è stata sotterrata sotto il loro giardino molti anni prima, proponendogli così di dividere il bottino a metà. Eddie, evidentemente affascinato dall’eventualità di divenire ricco, decide di credere all’uomo e con qualche fatica riesce a convincere anche la scettica moglie a scavare nel giardino, da lei curato come fosse una delle poche cose belle su cui poter contare nella propria vita. Da qui in avanti, il film ruota tutto attorno allo sviluppo di questa ricerca, che da tenace si farà sempre più ossessiva.

mercoledì 6 luglio 2011

"The Road" di John Hillcoat


Tratto dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy, The Road venne presentato alla 66a edizione del festival di Venezia, dove ottenne un buon riscontro di critica. Quando qualche anno fa vidi il film all'anteprima veneziana, ero piuttosto curioso di capire fino a che punto il ben poco conosciuto John Hillcoat sarebbe stato in grado di rendere l’universo cupo e post-apocalittico della celebre opera letteraria del 2006 (tradotta in Italia nel 2007 da Einaudi). Il risultato, pur non essendo entusiasmante, è buono e in particolare è molto apprezzabile il crudo realismo con il quale si è deciso di presentare il disperato viaggio on the road,  sullo sfondo di un Nord America deserto e desolato, di un padre (Viggo Mortensen) e di un figlio (Kodi Smit-McPhee) alla affannosa ricerca di un posto sicuro in cui provare a sopravvivere. Come nel libro di McCarthy, non ci è dato sapere cosa abbia ridotto il mondo in queste condizioni (non ci sono animali né piante e l’unica forma di vita rimasta sembra essere l’uomo); potrebbe essere stato un conflitto nucleare, un cataclisma naturale o un particolare virus. In ogni caso, poco importano le cause: ciò che risulta sconvolgente è il modo in cui gli esseri umani hanno reagito alla situazione in cui si sono malauguratamente ritrovati.